Da Porto Pozzo a Nuoro in carro a buoi: viaggio nella Sardegna lenta
Parte oggi la carovana di Gianfranco Serra: 15 giorni alla ricerca del tempo perduto
L’isola in carro a buoi è la metafora della Sardegna che vuole riprendersi il suo spazio e il suo tempo. È la Gallura che vuole misurarsi con la sua storia, la sua memoria e la sua lentezza. La Barbagia che invita a non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo. Se non altro perché aiuterà a capire dove stiamo andando.
L’isola in carro a buoi è soprattutto un lungo viaggio-racconto da Santa Teresa Gallura, fino a Nuoro, in tutto 15 giorni di lucida e romantica follia per trasmettere, paese per paese, generazione per generazione, l’essenza delle cose, cioè l’anima antica e profonda della Sardegna. Si parte oggi da Porto Pozzo, davanti all’isola di Culuccia dell’imprenditore green Marco Boglione, uno dei grandi sostenitori del progetto. Da lì si procede a tappe, lentamente, in mezzo alla gente: Luogosanto, Aggius, poi Tempio, Oschiri, Berchidda, Monti, Alà dei Sardi e Buddusò, quindi Bitti e Orune. Infine Nuoro, il capolinea.
L’ideatore del progetto è Gianfranco Serra, gallurese di Aggius, imprenditore dal pensiero illuminato, titolare dell’azienda agricola e agriturismo “Il muto di Gallura”. Ha inventato lui “L’isola in carro buoi” completando il lavoro di una vita spesa a lavorare in campagna con i suoi adorati animali e chiudendo un cerchio aperto con “Stazzi e cussogghj”, associazione culturale che dal 2011 organizza l’omonima rassegna itinerante dedicata alle tradizioni della Gallura. Da decenni Serra, presidente dell’associazione, e la sua famiglia preservano con i denti e il sudore della fronte quel microcosmo economico e sociale che è la civiltà degli stazzi. La tramandano come cosa viva, mica roba da museo etnografico, forte della convinzione irrinunciabile che l’uomo ha ancora oggi bisogno di rallentare la sua corsa, di spegnere ogni tanto il telefono e il pc, di fermarsi a parlare, a guardare, a pensare e a capire.
Al centro di questo piccolo mondo antico ma resiliente c’è proprio il carro a buoi, lu carrulu, che è diventato anche un premio che l’associazione “Stazzi e cussogghj” ogni anno assegna a persone illustri che si sono distinte nel promuovere l’isola e i suoi valori. Il carro è un simbolo potente, ma i buoi lo sono anche di più, sono i compagni di lavoro dell’imprenditore agricolo. «Rappresentano tutto per noi – quasi si commuove Gianfranco Serra –. Li adoriamo e li curiamo come gente di casa e di famiglia».
Oggi, al momento di partire, Gianfranco Serra nella sua bisaccia ha messo pochi oggetti indispensabili e tante idee e cose da dire alla gente e ai sindaci che incontrerà lungo la strada. A tutti racconterà che c’è anche un’altra vita, un diverso modo di fare impresa e di fare turismo, una diversa gerarchia delle cose che contano. In fin dei conti, è la sostenibilità di cui tutti gli analisti oggi si riempiono la bocca. Lui dirà che è sempre esistita, solo che è stata messa da parte nella fretta di correre chissà dove.
«L’isola in carro a buoi è un impegno gravoso che mira a recuperare la memoria storica del territorio attraverso la valorizzazione degli stili di vita e delle tradizioni – conclude con entusiasmo ed emozione Gianfranco Serra –. Durante il viaggio organizzeremo incontri e conferenze in ogni comune coinvolgendo gli studenti, gli imprenditori e gli amministratori locali. Tutti gli incontri saranno arricchiti dall’intervento di operatori turistici, associazioni culturali e Pro loco».
«Come un racconto corale della Sardegna, delle sue comunità e dei suoi valori, questo viaggio è un evento eccezionale, fortemente simbolico, sicuramente identitario – conclude – perché credo che la Sardegna debba essere raccontata non solo con il folklore ma anche attraverso esperienze forti, capaci di generare consapevolezza culturale, riflessione antropologica e riconnessione con il territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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