Telaio a mano, senza le nuove generazioni quest’antica arte sparirà – L’appello
La cooperativa Su Trobasciu, con le sue sei socie, è uno degli ultimi presidi
Mogoro Per secoli non è stato neppure un mestiere. Il telaio si trovava in casa e tessere rappresentava semplicemente una delle tante attività affidate alle donne, necessaria per preparare il corredo, e ciò che serviva alla famiglia. A Mogoro quel sapere domestico, invece, è diventato prima mestiere e poi impresa. Oggi però il filo rischia di spezzarsi proprio nel passaggio più delicato, quello tra generazioni. A tenerlo ancora saldo sono le sei socie di Su Trobasciu, cooperativa tutta al femminile e tra le ultime roccaforti in provincia della tessitura eseguita solo sul telaio manuale. Alla Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, appena conclusa, hanno raccontato una storia che parte da lontano, e pone adesso una domanda sul futuro. «Abbiamo tra i 50 e i 65 anni, siamo nell’età in cui dovremmo consegnare il mestiere a una nuova generazione. Oggi però non ci sono più le condizioni», spiega la presidente Wilda Scanu.
Quando toccò a loro, erano anni Ottanta, e il percorso era tracciato da Isola. «Organizzava i corsi, alla fine avevi una qualifica, in mano un mestiere e un futuro». In quegli anni, Su Trobasciu arrivò a contare fino a 27 tessitrici. «Per molte lavorare al telaio rappresentava anche un riscatto sociale». Fu proprio Isola a intuire che una tradizione sino ad allora affidata alla casa e alla trasmissione familiare avrebbe rischiato di soccombere all’industria e alla grande distribuzione. «Ci aiutò a passare da artigiane a imprenditrici». Una trasformazione che la cooperativa ha continuato a inseguire. «Come presidente ho sempre voluto fare dell’arte un lavoro che emancipasse e rendesse le donne indipendenti».
Oggi il laboratorio realizza anche oggetti di uso comune come borse e paralumi, ma sono soprattutto tappeti, cuscini e arazzi a occupare i telai, pezzi che raccontano bene l’evoluzione di questo lavoro. «La tessitura nasceva per le esigenze quotidiane della casa. Il cuscino oggi è un elemento di design, mentre gli arazzi avevano già una funzione più decorativa ed erano legati a figure e temi ricorrenti, come la bisaccia dello sposo o cannaccasa, il giogo dei buoi». Anche il mercato è cambiato. Qui, il giro d’affari può raggiungere, nelle annate e con le commesse migliori, picchi di 300mila euro. «Senza Isola abbiamo perso quella fascia d’élite e le grandi commissioni, ma ci difendiamo». Negli anni Novanta, con il contributo di Sardegna Ricerche, fu tra le prime realtà artigiane a sperimentare un sito internet con e-commerce. «Fu un buon esperimento, ma non produttivo. Così togliemmo gli acquisti online e lasciammo solo la vetrina con il numero di telefono». Da lì, il boom. «Ci chiamavano dalla Germania, dalla Francia, dagli Stati Uniti. Noi raccontavamo cosa c’era dietro ogni tessuto e quel racconto moltiplicava le vendite». Oggi lo stesso meccanismo passa da Instagram e dai video. «Le persone possono vedere il lavoro che c’è dietro prima ancora di toccarlo con mano. Noi siamo fuori dal tempo: saperlo comunicare è la chiave». A portare clienti nel laboratorio è anche il turismo lento. «Arrivano da tutto il mondo, non cercano spiagge o vita mondana. Magari viaggiano in bicicletta, passano da noi e poi si fanno spedire gli acquisti a casa». Un turismo medio-alto, lo stesso verso cui si è spostato anche il mercato dell’artigianato.
Resta però il nodo più difficile. Su Trobasciu non ha mai avuto dipendenti: per entrare, bisogna diventare parte della cooperativa, investire. E le nuove tessitrici non arrivano. «Bisogna trovare urgentemente il modo di invogliarle a raccogliere questo testimone, altrimenti rischiamo l’oblio». Per Scanu, una partita decisiva si giocherà sul nuovo modello dell’Isola in discussione in Regione: «Dovrà concentrarsi su corsi e formazione, se vorrà tornare a essere un presidio per questa antica arte».
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