La Nuova Sardegna

Il caso di Pietracatella

Giallo della ricina, il cerchio si stringe: ci sarebbero nuovi “elementi certi” sugli omicidi – Le novità

Giallo della ricina, il cerchio si stringe: ci sarebbero nuovi “elementi certi” sugli omicidi – Le novità

Ancora nessuna ipotesi viene esclusa, compresa quella dell’incidente

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Pietracatella L’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, entrambe decedute a dicembre 2025 a Pietracatella, nel Campobassano, potrebbe assumere una nuova direzione. Gli inquirenti avrebbero infatti raccolto “elementi certi” che porterebbero a ipotizzare un duplice omicidio premeditato. A riferirlo sono fonti vicine all’inchiesta, secondo le quali sarebbero già a disposizione degli investigatori alcuni significativi indizi di reato.

Un orientamento analogo sarebbe stato indicato, seppure informalmente, anche dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, che stanno effettuando gli accertamenti sulla vicenda. Per le conclusioni definitive bisognerà comunque attendere le relazioni ufficiali degli specialisti tedeschi. Tra gli aspetti ancora da chiarire c’è anche quello relativo alla ricina. Alcuni dati considerati anomali sarebbero stati riscontrati nelle verifiche effettuate su reperti e alimenti. Anche in questo caso, però, ulteriori elementi potranno arrivare soltanto con le consulenze che saranno trasmesse da Berlino.

Proseguono gli accertamenti

Nel frattempo la Squadra Mobile, coordinata da Marco Graziano, prosegue gli accertamenti sulle persone e sulle circostanze legate alle ore in cui madre e figlia accusarono i malori. Particolare attenzione è rivolta anche alla posizione di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Il 16 settembre è stato sentito un infermiere, amico della famiglia, che nel dicembre scorso aveva praticato una flebo a Sara mentre la ragazza stava male. Gli investigatori avrebbero acquisito informazioni anche sulle condizioni di salute di Di Vita durante quelle stesse ore. Ieri 17 settembre, invece,  è stata ascoltata in Questura anche la moglie dell’infermiere.

L’avvocato di Ganni Di Vita

Sul possibile sviluppo dell’inchiesta è intervenuto all’Ansa Vittorino Facciolla, avvocato di Gianni Di Vita. Il legale ha invitato a non escludere nessuna delle ipotesi finora considerate, compresa quella di un incidente: “Io credo che l'ipotesi dell'incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla”. Secondo Facciolla, del resto, anche i familiari di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita non avrebbero mai scartato questa possibilità. Il legale attende quindi gli esiti degli accertamenti affidati al Robert Koch Institute. A fare chiarezza, secondo l’avvocato, sarà soprattutto il confronto tra i risultati delle diverse analisi. Da una parte ci sono gli esami sugli alimenti trovati nell’abitazione di Pietracatella e sequestrati nell’immediatezza dei fatti; dall’altra i risultati dei 131 prelievi eseguiti nel mese di luglio. 

La vicenda

La cinquantenne Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita di 15 anni morirono a poche ore di distanza tra la sera del 27 e la mattina del 28 dicembre dell'anno scorso nel piccolo comune molisano in provincia di Campobasso. Inizialmente attribuito a una fatale intossicazione alimentare, il decesso delle due donne ha preso una piega nettamente diversa a seguito delle analisi tossicologiche, svolte dal Centro Antiveleni di Pavia. I test hanno infatti confermato la presenza nei loro tessuti della ricina, una tossina vegetale tra le più letali al mondo. La Procura di Larino ha quindi aperto un'indagine per duplice omicidio volontario. Gli investigatori hanno ascoltato centinaia di persone, concentrando gli accertamenti e le analisi informatiche sui familiari e sulle cerchie di conoscenze strette per individuare il movente e il veicolo della sostanza. Nonostante le perizie e i sopralluoghi del Ris, il mistero su chi abbia somministrato il veleno resta ancora aperto.

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