Tutankhamon, nuove tracce dietro la tomba: corridoi e camere nascoste riaprono il mistero di Nefertiti
Georadar e microgravità indicano anomalie compatibili con ambienti artificiali, ma gli esperti frenano: servono verifiche dirette
Egitto A più di un secolo dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, il sottosuolo della Valle dei Re potrebbe custodire ancora qualche segreto. Nuove indagini geofisiche hanno infatti individuato anomalie compatibili con la presenza di un corridoio e di possibili ambienti artificiali oltre le pareti della celebre sepoltura KV62. Gli indizi sono considerati interessanti, ma per ora non costituiscono la prova dell’esistenza di camere nascoste.
La ricerca è guidata dall’archeologo Mamdouh Eldamaty, dell’Ain Shams University del Cairo ed ex ministro egiziano delle Antichità. I risultati sono stati pubblicati negli Occasional Papers of the Amarna Royal Tombs Project e rilanciati dalla rivista scientifica Nature.
Il gruppo ha incrociato differenti tecniche di indagine non invasiva: radar a penetrazione del suolo utilizzato all’interno della tomba, misurazioni di microgravità nell’area circostante e dati ottenuti in passato con la tomografia di resistività elettrica.
Secondo George Ballard, ingegnere strutturale e presidente della società di consulenza geofisica GBG Group, l’insieme delle misurazioni sarebbe compatibile con un corridoio largo circa due metri che si allontana dalla camera funeraria. Il passaggio potrebbe essere quasi completamente riempito di detriti, circostanza che aiuterebbe a spiegare perché alcune precedenti campagne di ricerca, concentrate soprattutto sulla presenza di grandi spazi vuoti oltre le pareti, non lo avessero individuato.
Particolare interesse arriva dalle misure di microgravità, una tecnica capace di registrare minime variazioni del campo gravitazionale e quindi di evidenziare differenze nella densità delle strutture sotterranee. I ricercatori hanno effettuato più di 1.200 rilevazioni su un’area di circa 35 metri quadrati sopra e intorno alla tomba.
I dati mostrerebbero zone a densità più bassa, con forme ad angolo retto e un orientamento parallelo alla parete settentrionale della camera funeraria. Caratteristiche che possono essere compatibili con strutture costruite dall’uomo, anche se da sole non permettono di stabilirne con certezza origine e funzione.
Tra i segnali analizzati ce n’è uno, definito dagli studiosi “anomalia 7”, che ha attirato in particolare l’attenzione. Si tratta di una zona prevalentemente a bassa densità nella quale compare una porzione approssimativamente quadrata e più densa. Ballard ritiene possibile che si tratti di una camera contenente oggetti, ma ha riconosciuto che il segnale si trova vicino ai limiti di rilevazione degli strumenti. Un’altra possibile struttura è stata individuata a ovest della camera funeraria, dove però la presenza di una tomba vicina rende più difficile interpretare i dati.
Il nuovo studio riporta così in primo piano una teoria discussa da oltre dieci anni. Nel 2015 l’egittologo britannico Nicholas Reeves, studiando immagini ad altissima risoluzione della KV62, aveva osservato linee e irregolarità sulla parete nord della camera funeraria che, a suo giudizio, potevano essere le tracce di antichi accessi murati.
Reeves ipotizzò che la piccola tomba di Tutankhamon costituisse soltanto una parte di un complesso funerario più grande, adattato rapidamente dopo la morte prematura del giovane faraone. Da questa interpretazione nacque anche l’ipotesi più suggestiva: che gli ambienti ancora sigillati potessero essere collegati alla sepoltura di Nefertiti.
Le successive campagne geofisiche, però, hanno prodotto risultati contrastanti e il nuovo lavoro non risolve definitivamente il dibattito. Christopher Gaffney, archeologo e specialista di georadar dell’Università di Bradford, ha giudicato interessanti i nuovi dati, sottolineando però che le informazioni disponibili non bastano ancora per conclusioni definitive. Anche il geofisico Peter Styles, della Keele University, considera plausibile la presenza di camere sulla base delle misure di microgravità, ma ritiene necessari ulteriori elementi.
La verifica decisiva potrebbe quindi essere diretta. La scelta spetta al Supreme Council of Antiquities egiziano. Se arriverà l’autorizzazione, già da novembre potrebbero essere praticati piccoli fori controllati per introdurre dispositivi miniaturizzati dotati di telecamere e osservare gli eventuali spazi senza procedere con uno scavo tradizionale.
Solo allora sarà possibile capire se le anomalie corrispondano davvero a corridoi e stanze realizzati nell’antichità. E soltanto nel caso in cui questi ambienti esistano e possano essere esplorati si potrà affrontare l’interrogativo più affascinante: se abbiano realmente qualcosa a che fare con Nefertiti.
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