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La battaglia legale

Guerra di famiglia per l'eredità da 800mila euro: il testamento della zia è valido, il giudice dà ragione al "nipote preferito"

Guerra di famiglia per l'eredità da 800mila euro: il testamento della zia è valido, il giudice dà ragione al "nipote preferito"

I parenti esclusi avevano contestato l’atto, una perizia ha dimostrato che lo ha scritto la donna di suo pugno

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Modena Una firma contestata, una dinastia di parenti sul piede di guerra e un patrimonio immobiliare e finanziario che si aggira intorno agli 800mila euro. Si chiude, dopo una battaglia legale durata anni, la vicenda giudiziaria che ha spaccato una famiglia modenese, culminata con una sentenza che blinda le ultime volontà di un'anziana donna.

Il testamento

Tutto comincia quando una donna di ottant'anni, vedova e senza figli, decide di redigere un testamento olografo. Nel foglio, scritto di suo pugno, nomina erede universale di tutti i suoi beni un unico nipote, definito affettuosamente nelle carte come il suo "preferito". Un tesoretto da circa 800mila euro che, alla morte dell'anziana, finisce interamente nelle mani del giovane, scatenando l'immediata reazione del resto della famiglia.

La battaglia legale

Gli altri parenti decidono di impugnare il documento, dando il via a una causa civile a suon di perizie. Al centro della contestazione da parte degli esclusi ci sono le condizioni di salute della testatrice: la donna soffriva infatti di una grave maculopatia essudativa, una patologia oculare che le comprometteva severamente la vista. La tesi dei ricorrenti è tagliente: a causa della cecità quasi totale, l'anziana non avrebbe mai potuto scrivere quel testo da sola. L'ipotesi avanzata in aula è che qualcuno le abbia materialmente "guidato la mano" o dettato le disposizioni, rendendo l'atto nullo.

La svolta con la perizia

La svolta arriva grazie ai riscontri tecnici disposti dai giudici. Una dettagliata perizia calligrafica, basata sul confronto con altri scritti autografi della donna, ha smontato la tesi della manomissione: il documento è interamente opera della testatrice. E l'analisi della documentazione clinica ha escluso qualsiasi forma di decadimento cognitivo o alterazione mentale al momento della stesura. Avere problemi agli occhi, hanno stabilito i magistrati, non significa essere incapaci di intendere e di volere o di dettare le proprie ultime volontà.

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