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L’inchiesta

Bufera sul Caso Garlasco: la Procura sente il Ris Garofano, lui risponde “non ricordo”, i colleghi lo smentiscono – Il punto

Bufera sul Caso Garlasco: la Procura sente il Ris Garofano, lui risponde “non ricordo”, i colleghi lo smentiscono – Il punto

Pesanti interrogativi sulle indagini a 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi: il giallo si arricchisce di un capitolo giudiziario e mediatico ad altissima tensione

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È ricca di "non ricordo" la breve testimonianza resa dall'ex generale del Ris di Parma, Luciano Garofano, ai pubblici ministeri di Pavia. Sentito come testimone lo scorso 25 settembre nell'ambito dell'indagine sui risultati genetici dei pedali della bicicletta Umberto Dei — sequestrata ad Alberto Stasi, condannato otto anni dopo per l'omicidio di Chiara Poggi —, Garofano non ha fornito dettagli precisi su quanto accaduto a Garlasco. Al centro del colloquio c'è la data del 19 settembre 2007, giorno in cui il profilo genetico della vittima emerse dal campione "Bu_p", prelevato da entrambi i pedali della bici dell'allora fidanzato. Sul punto, l'ex generale ha dichiarato: «Non ho alcun ricordo preciso del fatto. Posso solo dire che, in quanto comandante del Ris, il capitano Marino mi ha sicuramente informato, ma non so dire come e quando».

A diciannove anni dal brutale omicidio di Chiara Poggi, il giallo di Garlasco si arricchisce di un capitolo giudiziario e mediatico ad altissima tensione. Negli ultimi giorni di settembre 2026, in concomitanza con la chiusura ufficiale dei termini dell'indagine bis a carico di Andrea Sempio, i fari della Procura di Pavia si sono spostati sulla condotta dei carabinieri del RIS di Parma dell'epoca, chiamando in causa direttamente l'allora comandante Luciano Garofano.

Al centro del nuovo scontro vi è un elemento chiave dell'indagine che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi: il DNA sui pedali della bicicletta.

L'accusa della Procura e la difesa di Garofano

I magistrati pavesi ipotizzano che i RIS sapessero fin da subito che sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi non vi fossero tracce del DNA di Chiara Poggi. Secondo la ricostruzione accusatoria, l'esito nullo di quegli accertamenti sarebbe stato parzialmente celato o quantomeno non comunicato con tempestività all'autorità giudiziaria, influenzando le fasi iniziali del fermo di Stasi.

La mancanza di memoria riguarda anche la discussione e la revisione della relazione del 24 settembre 2007, l'atto che portò al fermo (poi non convalidato) dell'ex studente della Bocconi. «Non ho alcun specifico ricordo» ha svelato l'ex generale, aggiungendo: «Non ho memoria di aver visionato o commentato gli elettroferogrammi. Potrei solo riferire che da comandante trasmettevo gli atti che avevo letto. Non posso tuttavia riferire nulla di particolare».

Ospite in diverse trasmissioni televisive tra cui Lo Stato delle Cose su Rai 3, il generale Luciano Garofano ha respinto categoricamente ogni accusa di depistaggio: «Escludo categoricamente che il RIS abbia nascosto prove sull'innocenza di Alberto Stasi. Nulla è stato celato, e all'epoca non parlammo mai esplicitamente di tracce ematiche sui pedali ma di esiti complessi».

La posizione difensiva di Garofano è sostenuta anche dai consulenti della famiglia Poggi, secondo cui la natura degli esiti analitici sui pedali era nota alle parti.

Il cortocircuito in Procura: i collaboratori smentiscono il generale

La linea difensiva dell'ex comandante ha tuttavia mostrato profonde crepe a seguito delle testimonianze rese dai suoi stessi ex sottoposti davanti ai magistrati. Il maresciallo Marino, all'epoca in forza al RIS, sentito in veste di testimone, ha dichiarato a verbale: «L'esito sui pedali della bici era nullo. Io non informai direttamente l'autorità giudiziaria perché all'epoca i rapporti li teneva esclusivamente l'allora colonnello Garofano».

A complicare ulteriormente la posizione dei vertici dell'epoca si aggiungono le rivelazioni del vice di Garofano. Secondo quanto trapelato dagli interrogatori, l'ex vice comandante ha dichiarato che il reparto avesse individuato anche delle impronte di scarpe ritenute d'interesse, ma che lo sviluppo dei rilievi venne bruscamente interrotto dalla Procura di allora.

Nessun ricordo è emerso nemmeno sui possibili confronti avuti con il collega Marino tra il 19 e il 24 settembre 2007. Garofano ha ammesso che fu "verosimilmente" lui ad avvertire la pm di Vigevano, Rosa Muscio, della traccia genetica sul pedale, pur senza ricordare quando. Infine, alla domanda se ricordasse di aver visto altri elettroferogrammi successivi al 19 settembre relativi allo stesso reperto, la risposta è stata un secco "no".

Il quadro attuale Con la scadenza dei termini per l'inchiesta bis su Andrea Sempio, l'attenzione giudiziaria rischia di focalizzarsi interamente sulla regolarità della catena di comando e sulla trasmissione dei dati scientifici durante le concitate indagini del 2007. Alberto Stasi sta attualmente scontando la sua pena definitiva a 16 anni di reclusione, ma queste ultime audizioni dei PM sollevano pesanti interrogativi sulla trasparenza scientifica che ha caratterizzato uno dei casi di cronaca nera più seguiti d'Italia.

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