La maggioranza va sotto con il voto segreto, chi ha fatto lo sgambetto alla giunta Todde? – Gli scenari
Malumori nel Campo largo dopo la bocciatura della richiesta di revoca: all’origine le tensioni tra Pd e M5s sulle presidenze delle commissioni
Cagliari La maggioranza va sotto su un provvedimento presentato dalla giunta e il clima nel Campo largo si infiamma: quanto accaduto questa mattina 1 ottobre durante la seduta del consiglio regionale, poi sospesa dal presidente Piero Comandini. Ma chi ha fatto lo sgambetto alla giunta?
Una ipotesi credibile vede almeno 4 consiglieri Pd votare contro, sicuramente due dei partiti minori di sinistra e almeno uno dei civici. Ma i voti contro forse sono stati più degli otto finali, perché da destra qualcuno ha votato a favore della revoca.
Il clima nel Campo Largo non volge al sereno, ma si tratta di una partita tutta consiliare, perché per adesso, la giunta e la presidente Todde non solo non sono direttamente coinvolti, anche se è stata la loro proposta a essere bocciata, ma soprattutto perché fonti della presidenza circoscrivono questa vicenda a dinamiche esclusivamente consiliari. E non sbagliano perché la ragione alla base del voto è nella scelta, anche essa a voto segreto, dei presidenti delle commissioni consiliari, prevista per questo mese.
Il Pd, dopo una riflessione interna, ha avanzato al M5s la richiesta di cedere una delle due presidenze di commissione, Bilancio (Solinas) e Assetto Territorio (Li Gioi). Avs andrebbe, in un gioco di incastri, a rilevare una delle commissioni oggi rappresentate dal Pd (Autonomia, Lavoro, Attività produttive e Salute) che “in cambio” riceverebbe una delle due del M5S. A oggi la commissione dove potrebbe avvenire lo scambio Pd-Avs, poi compensato dallo scambio M5S-Pd, è la seconda, presieduta da Camilla Soru.
Naturalmente tutti i partiti di maggioranza negano il collegamento tra voto e commissioni. Lo fa M5S con una nota del coordinatore Solinas: «Ciò che è successo ieri verrà discusso nei prossimi giorni in un vertice che chiederemo di convocare insieme ai partiti della maggioranza. Il voto non è un giudizio nei confronti dell’assessora o della giunta e non riguarda le presidenze delle commissioni». Due ne abbiamo, dice Solinas e due continueremo ad averne, «non accettando alcuna forma di ricatto politico».
Dello stesso parere il capogruppo Dem Roberto Deriu, che non dà importanza particolare al voto, «non ci sembrava importante, forse ne abbiamo sottovalutato l’impatto. Come in tutte le decisioni consiliari su cui la giunta chiede di intervenire è scattato il principio della difesa delle prerogative, ma non ne farei un fatto politico». Comunque M5S ha chiesto un vertice politico di maggioranza con i segretari di partito, miglior riprova che il voto ha lasciato ferite aperte.
Ne sono convinti anche i partiti del centrodestra. A nome della Lega l’ex presidente del Consiglio Michele Pais elogia «tutti i consiglieri che, indipendentemente dall’appartenenza politica hanno avuto il coraggio di fermare questa vergognosa operazione». I capigruppo di opposizione invece in una nota congiunta chiedono alla presidente Todde di «prendere atto della sfiducia della maggioranza nei confronti dell’assessore al Lavoro Desirè Manca. E’ bene che la presidente ne prenda subito atto». L’invito, naturalmente, non sarà accolto.
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