Inviato a Genova Doppia faccia. Outsider e gigante del mare. La Sardegna al Salone nautico di Genova per il secondo anno di fila ricorda che sta cercando di trasformare un settore visto finora solo come turismo in industria e conta su pochissime aziende già affermate e tante piccole realtà. Allo stesso tempo, «con tutti i suoi porti, la Sardegna è il terzo sistema portuale d’Italia, davanti ci sono solamente quelli delle aree di Genova e Trieste»: sottolinea Domenico Bagalà, presidente dell’ Autorità di sistema portuale della Sardegna da quasi un anno esatto. Le potenzialità della nautica sarda partono, secondo Bagalà, da un deficit attuale: «Si parte dall’analisi della domanda e questa ci dice che c’è tantissima richiesta di cantieristica nautica, soprattutto nel refitting. Richiesta che al momento non viene ancora soddisfatta». Le imbarcazioni che girano per il Mediterraneo hanno costante bisogno di manutenzione tra una tappa e l’altra. «Dispiace vedere i milioni di turisti che in estate arrivano nelle nostre coste e poi devono andare altrove per riparazioni e servizi. Lo considero uno spreco che non possiamo permetterci». Secondo il presidente del sistema portuale sardo, «i nostri otto porti di competenza hanno le aree idonee per sviluppare percorsi di nautica e cantieristica», da Santa Teresa Gallura a Golfo Aranci, Olbia, Arbatax, Cagliari, Portovesme, Oristano e Porto Torres. Escluso il polo petrolchimico di Sarroch. Si può fare nautica ovunque, dice, «basti pensare che il più grande cantiere italiano è in Piemonte, ecco».
Ogni territorio deve seguire le sue vocazioni, è un concetto che lo stesso Domenico Bagalà ripete al microfono del Salone nautico, mentre guarda addetti ai lavori che vogliono conoscere di più quella Sardegna che finora avevano associato alle spiagge. Molti visitatori lo dicono, mentre passano accanto alla cartina dell’isola: Budoni, San Teodoro, Villasimius, Alghero, le mete dei viaggi del cuore. I mestieri del mare seguono direzioni diverse. «A Cagliari ha trovato ampio spazio la vela. Ad Arbatax la presenza di grandi marchi – ci sono cantieri di Sanlorenzo e Ferretti group – può portare a un bell’effetto contagio. Olbia è il distretto nautico più consolidato, lì la sfida sarà capire come si può espandere». A Porto Torres meno di un anno fa è entrato in attività un travel lift. Una grande gru per sollevare le imbarcazioni «che non si è mai fermata. Per fare un ulteriore salto di qualità sulle manutenzioni di maxi yacht e piccole navi occorre un’altra infrastruttura, un bacino galleggiante. Se il consorzio industriale riesce ad acquistarlo, noi troveremo operatori interessati». Abituato a ragionare sui porti come sistemi, Bagalà vede un collegamento diretto tra i distretti del nord. Tra la vocazione turistica olbiese e quella industriale turritana. «La sinergia tra consorzi è la nuova frontiera e ne beneficiamo tutti». Vuol dire non solo far arrivare gli armatori, ma trattenerli nelle coste sarde potendo garantire loro qualsiasi tipo di servizio. Dal luxury alla manutenzione. Dice di avere due anime anche lui, «una più commerciale e industriale e una più turistica». L’ingegnere calabrese viene da una lunga esperienza al porto di Gioia Tauro e poi al Forte village, tra le altre cose.
Nella lista delle priorità c’è Cagliari. Il capoluogo ha bisogno di rifare il look alla sua area portuale. «Il progetto più grande è il distretto nautico» e largo ai progetti sulla vela. Il legame con Luna Rossa ha lasciato un solco importante. «Poi il porto cambierà volto – sostiene Bagalà –, adesso è un via vai di traghetti, crociere e navi. Entro gennaio 2029 speriamo di spostare tutti i traghetti direttamente nel nuovo terminal al Porto Canale». Sarà una svolta? «Sì, avrà un effetto diretto perché si sposterà anche il flusso di camion e merci, che non dovranno più passare dentro la città». Il porto, anzi, forse per la vicinanza con il polo disegnato da Renzo Piano qua a Genova, anche quello di Cagliari lo chiama «porto antico», avrà più spazio e «sarà caratterizzato da yacht e crociere». Con un’ampia area verde alle spalle. D’altronde già con le iniziative più recenti, come l’opera lirica sotto le stelle in estate e ora le installazioni artistiche di Kan Yasuda, il waterfront sta cambiando pelle. Nominato a novembre 2025, l’ingegnere calabrese è già pronto a un bilancio annuale da presidente dell’Adsp della Sardegna: «Dopo una prima fase di ascolto, siamo entrati nella fase della programmazione concreta. Abbiamo già 590 milioni di euro di lavori in corso e seguiranno nuove progettualità».