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Acconto Irpef, a novembre la trattenuta su stipendi e pensioni: come ridurla o azzerarla

Acconto Irpef, a novembre la trattenuta su stipendi e pensioni: come ridurla o azzerarla

Chi prevede di dover pagare meno tasse nel 2026 può chiedere di modificare l’importo: scadenza il 12 ottobre, il 10 per chi ha scelto l’Inps

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Roma C’è ancora poco tempo per evitare che il secondo o unico acconto Irpef pesi per intero sullo stipendio o sulla pensione di novembre. Chi ha presentato il modello 730/2026 e ritiene che l’importo calcolato nella dichiarazione sia superiore a quello effettivamente dovuto per quest’anno può chiedere al proprio sostituto d’imposta di ridurre la trattenuta o, se ne ricorrono le condizioni, di azzerarla.

Le scadenze non sono però uguali per tutti. Il calendario della dichiarazione precompilata dell’Agenzia delle Entrate fissa a lunedì 12 ottobre il termine per comunicare al sostituto d’imposta la volontà di non versare il secondo o unico acconto Irpef oppure di pagarlo in misura inferiore. Per chi ha indicato l’Inps come sostituto, invece, il termine è oggi, sabato 10 ottobre. In questo caso la modifica può riguardare anche la seconda o unica rata dell’acconto della cedolare secca.

Il punto fondamentale è che non si tratta di una riduzione delle tasse concessa automaticamente. Il contribuente sceglie di modificare l’acconto sulla base di una previsione dell’imposta che ritiene di dover effettivamente pagare per il 2026 e se ne assume quindi la responsabilità.

La possibilità può essere utile, per esempio, quando nel corso dell’anno i redditi sono diminuiti rispetto a quelli presi come riferimento per il calcolo dell’acconto. Può accadere a chi ha lavorato per meno mesi, ha subito una significativa riduzione delle entrate oppure si trova in una situazione fiscale diversa da quella dell’anno precedente. Per la cedolare secca, un caso possibile è quello di un contratto di locazione terminato o di redditi da affitto inferiori.

Gli importi da versare sono indicati nel prospetto di liquidazione del 730. Se, per esempio, dalla dichiarazione emerge un secondo acconto Irpef di 2mila euro ma, sulla base dei redditi effettivamente percepiti nel 2026, il contribuente stima che l’acconto necessario sia di mille euro, può chiedere al sostituto di trattenere soltanto questa somma. L’annullamento completo va invece richiesto soltanto quando si ritiene di non dover versare alcun secondo o unico acconto.

La procedura cambia a seconda del sostituto d’imposta. Chi ha indicato l’Inps può utilizzare il servizio online “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, che consente di consultare i conguagli e di modificare o annullare la seconda o unica rata dell’acconto Irpef e della cedolare secca. Chi ha invece come sostituto il proprio datore di lavoro deve comunicargli la richiesta di riduzione o azzeramento: le modalità operative possono variare in base all’organizzazione dell’azienda.

Ridurre la trattenuta significa avere a disposizione una somma maggiore a novembre, ma non elimina l’eventuale debito fiscale. La scelta si basa infatti su una stima: se, una volta determinata definitivamente l’Irpef dovuta per il 2026, gli acconti versati risulteranno insufficienti, il contribuente dovrà corrispondere la differenza.

Il meccanismo riguarda chi ha presentato il 730 indicando un sostituto d’imposta incaricato di effettuare i conguagli. È diverso il caso del 730 senza sostituto e del modello Redditi Persone Fisiche: qui non c’è una trattenuta diretta sullo stipendio o sulla pensione e il contribuente provvede al versamento. Per il secondo o unico acconto la scadenza indicata dall’Agenzia delle Entrate è il 30 novembre.

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