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L’inchiesta

Obbliga la compagna a dormire al gelo: lei si ammala, lui viene arrestato – La storia choc


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All’uomo è stata applicata una aggravante introdotta dalla norma sul femminicidio: voleva esercitare controllo e dominio

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Genova Tre anni di vessazioni continue, culminati in un’aggressione con una katana e nella richiesta disperata di aiuto. È il quadro drammatico emerso a Genova, nel quartiere di Quezzi, dove la polizia ha arrestato in flagranza un uomo di 37 anni con l'accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati. La svolta è arrivata nella notte tra sabato 10 e domenica 12, quando la vittima, dopo l'ennesima violenza, è riuscita a mettersi in contatto con la madre. È stata quest'ultima a dare l'allarme chiamando le forze dell'ordine. All'arrivo delle volanti, la donna si trovava in stato di choc e presentava una ciocca di capelli strappata. Soccorsa dal personale medico, è stata trasportata in ospedale e dimessa con una prognosi di 15 giorni. L'aggressore è stato bloccato e portato in carcere.

Notti al freddo e telecamera nascosta

Le indagini coordinate dal pubblico ministero Walter Cotugno hanno fatto emergere un sistema di controllo asfissiante e violenze inaudite protratte nel tempo. Tra gli episodi più gravi ricostruiti dagli investigatori, l'abitudine dell'uomo di costringere la compagna a dormire d'inverno con le finestre aperte e senza coperte, una condizione di freddo estremo che le aveva causato una polmonite bilaterale. In un'altra occasione l'avrebbe lasciata segregata sul balcone per l'intera notte. Il quadro persecutorio comprendeva anche minacce di morte estreme, come quella di far saltare in aria l'appartamento lasciando aperto il gas. La morsa del controllo si estendeva a ogni aspetto della vita della vittima: il 37enne aveva installato una telecamera nascosta in cucina per spiarla e la perseguitava sul posto di lavoro attraverso pedinamenti e continue telefonate.

La svolta giudiziaria

Nel sollevare le accuse contro il trentasettenne, la Procura di Genova ha scelto di applicare una delle aggravanti introdotte dalla recente normativa sul femminicidio. Nello specifico, viene contestata l'ipotesi di maltrattamenti commessi per esercitare controllo, possesso o dominio nei confronti di una donna in quanto tale (articolo 572 del Codice penale), una fattispecie che prevede un inasprimento della pena da un terzo alla metà. L'impianto accusatorio e la richiesta di convalida dell'arresto sono ora al vaglio del giudice, chiamato a valutare gli elementi probatori raccolti dagli inquirenti.

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