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Emergenza nei Pronto soccorso, il direttore generale ai manager Asl: stop al sovraffollamento. E minaccia licenziamenti

Emergenza nei Pronto soccorso, il direttore generale ai manager Asl: stop al sovraffollamento. E minaccia licenziamenti

Thomas Schael ha inviato le lettere ai dirigenti dell'Aziende sanitarie locali

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Cagliari Pronto soccorso, case di comunità e norme di sicurezza degli ospedali. Tre temi, insieme a tanti altri, su cui si sta concentrando l’attività di controllo della Regione verso le Asl. In forme che stanno creando imbarazzo e disappunto nei territori.
Il direttore generale dell’assessorato alla Sanità, Thomas Schael, ha infatti inviato in questi giorni delle note di chiarimento a tutte le Asl. Chiede delucidazioni sulle misure «non attivate», indicate per ciascuna Asl, previste dalla giunta regionale di aprile che definiva un corposo piano di gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso con dettagliate misure di contrasto al fenomeno.
Un piano complesso, anche con il coinvolgimento dei privati che tre direttrici assistenziali: accessi, degenza/processi interni) e (dimissioni/continuità). I direttori generali delle Asl devono rafforzare la rete territoriale (Case e ospedali di Comunità, alcuni dei quali però non ancora operativi), con una centrale medica integrata, unità di Crisi Aziendali (UCrAS) per attivare misure straordinarie e di escalation durante i picchi di afflusso, referenti di flusso e Bed Management, anche con nuovi software; tempi contingentati per le consulenze in Pronto Soccorso e l'attivazione generalizzata di Fast Track e il passaggio diretto in carico allo specialista per ridurre i tempi di attesa. Prevista anche una flessibilità ricettiva fino al 10% dei posti letto in casi di eccezionale affollamento, turnazione delle urgenze e la promozione di “dimissioni protette”. Previsti criteri rigidi per i trasferimenti verso le strutture private.
Progetto, bello, ambizioso e utile, ma forse non realizzabile in pochi mesi. Questa estate, con il carico antropico eccezionale e la fine dei contratti dei medici a gettone i Pronto soccorso, tranne nei centri maggiori, sono rimasti aperti e funzionanti, tranne che per singoli turni, solo per l’abnegazione del personale e i salti mortali organizzativi fatti dalle diverse Asl.
In questo scenario sono arrivate le note della direzione generale dell’assessorato che chiedeva l’applicazione della delibera.
In tutte le note la conclusione era netta. «Alla luce di quanto evidenziato, si invita la S.V. A fornire adeguato riscontro a quanto richiesto entro sette giorni dal ricevimento della presente. Il mancato riscontro nei termini indicati potrà essere valutato quale violazione delle disposizioni di cui all’articolo 3, comma 1, del contratto di prestazione d'opera intellettuale sottoscritto dalla S.V. e dare avvio alla procedura di cui al successivo articolo 7». La procedura indicata prevede la rimozione dall’incarico per giusta causa.
Questo monito, peraltro diffuso anche in altre note, e arrivato a tutti i territori, non solo a Nuoro e Olbia, come riportato, non ha trovato il favore dei diretti interessati e degli addetti ai lavori.
Naturalmente non si contesta il diritto del direttore generale della sanità a spronare i direttori delle Asl a raggiungere gli obiettivi fissati dalla giunta regionale, semmai si arriccia il naso sui modi usati e i moniti rivolti a ogni piè sospinto.
Il quadro che emerge da questo metodo di lavoro è di una catena di comando oltremodo verticale: Assessore (in questo caso anche presidente)- direttore assessorato- direttore azienda.
Il corto circuito è nel fatto che il direttore dell’assessorato avvisi i suoi “sottoposti” del possibile avvio delle procedure di licenziamento, quando gli stessi, nominati dalla giunta regionale, godono (fino a prova contraria) della fiducia di quell’esecutivo che ha nominato anche il direttore generale dell’assessorato.
Insomma, l’impressione che traspare dai commenti nelle diverse Asl è di un clima tutt’altro che sereno, che naturalmente si riverbera a cascata su tutto il personale. In questo clima appare significativa la posizione della presidente della commissione sanità Carla Fundoni, che a precisa domanda si trincera dietro un «no comment». (gcen)

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