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“Italia in piazza”, scene di guerriglia urbana a Milano, Bologna e Torino: scontri e fermi, la metà sono minori – LE FOTO

“Italia in piazza”, scene di guerriglia urbana a Milano, Bologna e Torino: scontri e fermi, la metà sono minori – LE FOTO

L'ondata di proteste sul caro vita: vetrine divelte, bombe carta e centri cittadini messi a ferro e fuoco

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L'ondata di proteste legata alla mobilitazione nazionale "Italia in Piazza" ha acceso forti tensioni e scontri violenti nelle principali città italiane tra il 16 e il 17 ottobre 2026. I cortei, nati per manifestare contro il carovita, l'aumento dei prezzi e le politiche socio-economiche del governo, hanno visto la partecipazione di migliaia di cittadini, collettivi studenteschi e sigle antagoniste, registrando i disordini più gravi in tre grandi nodi urbani del Centro-Nord.

La guerriglia urbana nelle città italiane

Vetrine divelte, bombe carta e centri cittadini messi a ferro e fuoco. Da Milano a Torino passando per Bologna, sono stati tanti i momenti di scontri e tensioni. La situazione più grave nel capoluogo lombardo. Qui decine di manifestanti sono stati fermati e portati in Questura. La tensione maggiore si è verificata in Piazza Duomo dove si sono registrate scene da guerriglia urbana con bombe carta lanciate contro la polizia di Stato e con un cantiere dato alle fiamme. Una decina di persone è finita in ospedale. Circa 50 persone sono state portate in Questura.

Tensioni anche a Torino dove c'è stata un'irruzione alla Feltrinelli in Porta Nuova con i manifestanti che hanno scaraventato a terra alcuni libri. Il bilancio parla di 12 persone bloccate dalla polizia, tra queste 10 minori.

Pomeriggio difficile anche a Bologna. Qui sono stati sette i fermati dopo alcuni scontri che si sono verificati in zona stazione. Quanto successo in diverse parti d'Italia ha suscitato le reazioni politiche.

La premier Giorgia Meloni su X

Su X la premier Giorgia Meloni: «Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia. Dall'altro lato, però, non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane». 

«Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è» ha aggiunto Meloni. «Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica  di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile». 

I disordini nelle piazze d’Italia

A Milano le tensioni si sono concentrate in Via Broletto, Piazza del Duomo e Corso Vittorio Emanuele, dove il lancio di sassi, oggetti e bombe carta contro i reparti mobili e l'erezione di barricate provvisorie hanno spinto le autorità a disperdere i manifestanti tramite l'uso di idranti, provocando il ferimento di almeno cinque persone e diversi fermi.

A Bologna i disordini si sono sviluppati principalmente in Piazza Minghetti e nelle aree limitrofe alla stazione ferroviaria, portando a ripetuti scontri diretti tra giovani manifestanti e cordoni di sicurezza che si sono conclusi con interventi di contenimento mirati e l'esecuzione di sette fermi formali. A Torino i gruppi più radicali hanno attraversato le vie del centro cittadino infiltrandosi con volti coperti, dividendo il corteo principale, lanciando pietre e devastando una libreria locale, azioni a cui le forze dell'ordine hanno risposto con cariche di alleggerimento e l'arresto di tre minorenni nelle prime fasi dei tumulti.

Sebbene la stragrande maggioranza dei partecipanti si sia mossa pacificamente, queste frange estremiste hanno trasformato le piazze centrali in veri e propri scenari di guerriglia urbana, riaccendendo immediatamente un aspro dibattito politico nazionale sulla gestione dell'ordine pubblico. 

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