Dipendenti statali premiati per andare in ufficio, da gennaio 2027 nuove regole per i premi di produzione
La riforma del merito supera i sistemi di attribuzione basati soprattutto sulla presenza in servizio
Da gennaio 2027 la riforma del merito nella Pubblica amministrazione punta a legare maggiormente i premi dei dipendenti pubblici ai risultati, alle competenze e alle performance, superando i sistemi basati soprattutto sulla presenza in servizio. La riforma, voluta dal ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, introduce un limite ai punteggi massimi e restringe la platea dei beneficiari dei bonus.
Il rapporto Aran: pesa troppo la presenza
Il rapporto dell’Aran sulla contrattazione integrativa nel triennio 2019-2021, realizzato con l’Università degli Studi di Milano, ha analizzato oltre trenta amministrazioni, tra ministeri, enti locali, ospedali, scuole e università. Secondo lo studio, in diversi enti la valutazione della performance si sovrappone alla partecipazione al servizio. Il rischio è che la presenza al lavoro prevalga sui risultati effettivi, mentre i giudizi si concentrano nelle fasce più alte.
Punteggi massimi limitati al 30%
La riforma stabilisce che in ogni ufficio non potrà ottenere il punteggio massimo più del 30% dei dipendenti valutati. L’obiettivo è ridurre l’appiattimento dei giudizi e differenziare maggiormente le prestazioni.
Bonus eccellenze per una quota ridotta
Il bonus annuale delle eccellenze, che le singole amministrazioni potranno assegnare per riconoscere meriti particolari, sarà riservato al 20% dei dipendenti che avranno ottenuto il massimo dei voti. La platea complessiva dei beneficiari non potrà superare il 6% degli statali. La Corte dei Conti aveva già criticato i sistemi di valutazione adottati nel periodo 2020-2022, rilevando obiettivi poco ambiziosi e giudizi massimi assegnati a una quota molto elevata di dirigenti.
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