A caccia della foca monaca nei mari della Sardegna: ecco la missione che svela i segreti del Blu
Quasi 500 miglia di navigazione con l'obiettivo di approfondire la conoscenza degli ecosistemi marini
Sassari Quasi 500 miglia di navigazione, 108 filtri per le microplastiche e 14 campioni di Dna ambientale. Sono alcuni dei numeri di “Tracce nel Blu – Rotta per la biodiversità”, la spedizione scientifica che si è conclusa il 9 ottobre dopo aver attraversato le acque della Sardegna con l’obiettivo di approfondire la conoscenza degli ecosistemi marini e contribuire alla loro tutela.
Un lavoro che mette insieme osservazione dei cetacei, ricerca della foca monaca e analisi dell’inquinamento da microplastiche, collegando diverse aree protette attraverso un’unica rotta.
La missione, partita il 3 ottobre dal nord-est dell’isola a bordo di un catamarano Lagoon 46, è la seconda tappa del progetto triennale “Il Viaggio delle Balene”, ideato dalla Cooperativa La Beddula in collaborazione con l’Area Marina Protetta Capo Testa-Punta Falcone e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna. Quest’anno la spedizione ha coinvolto anche il Parco nazionale dell’Asinara e l’Area Marina Protetta Isola dell’Asinara, proseguendo lungo la costa fino alle acque del sud-ovest.
Tre le linee di ricerca portate avanti in parallelo. La Fondazione MedSea ha curato il monitoraggio dei cetacei, alternando osservazioni visive e ascolto acustico attraverso un idrofono, anche durante la notte. Il bilancio comprende 30 ore di osservazione e 23 ore di ascolto, con avvistamenti di stenelle e tursiopi. Il gruppo del CNR-IRBIM ha invece raccolto campioni per lo studio delle microplastiche in nove stazioni, con prelievi in superficie e in profondità, ottenendo 108 filtri che saranno analizzati in laboratorio. L’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha infine prelevato 14 campioni di Dna ambientale per cercare tracce della foca monaca, specie rara e difficile da osservare direttamente.
«Chiudiamo la missione con un bilancio molto positivo, sia per la quantità di dati raccolti sia per la qualità del lavoro di squadra» spiega Alessandra Aielli, project manager della spedizione, biologa marina e ingegnere ambientale. «Tracce nel Blu ha messo in relazione territori diversi ma connessi dallo stesso mare, e ha coinvolto le Aree Marine Protette come parte attiva di un percorso comune».
La navigazione, però, rappresenta soltanto una prima fase. Adesso il lavoro passa ai laboratori, dove i campioni dovranno essere analizzati per ottenere risposte sulla presenza della foca monaca e sulla diffusione delle microplastiche lungo la rotta. Anche le osservazioni e le registrazioni acustiche dei cetacei confluiranno in un rapporto dedicato, mentre i segnali di Dna ambientale saranno organizzati in una mappatura georeferenziata.
«Con Tracce nel Blu abbiamo dato continuità al lavoro avviato lo scorso anno, aggiungendo una nuova linea di ricerca e consolidando un approccio integrato – sottolinea Pieraugusto Panzalis, ecologo marino, team leader e coordinatore tecnico-scientifico –. Monitoraggio visivo e acustico dei cetacei, eDNA e microplastiche, raccolti sulla stessa rotta, ci permettono di leggere il mare in modo più completo».
L’obiettivo è costruire nel tempo una base di conoscenze utile a orientare le future azioni di conservazione. «Il Viaggio delle Balene serve a costruire nel tempo una base di conoscenza solida per la tutela del Mediterraneo» conclude Panzalis. I dati validati potranno diventare uno strumento a disposizione della ricerca e della gestione degli ambienti marini, dando continuità a un progetto unisce scienza, territori e biodiversità.
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