Tumori, nuove cure a rischio ritardo in Europa: perché la politica di Trump sui farmaci preoccupa gli oncologi
Al congresso Esmo di Madrid il timore di perdere ricerca e accesso alle terapie innovative. Gli specialisti chiedono più investimenti e rimborsi più rapidi
Madrid Più ricerca europea, procedure meno lente e finanziamenti concentrati sulle terapie che offrono benefici reali. È la risposta indicata dagli oncologi al rischio che i nuovi farmaci contro il cancro arrivino più tardi nei sistemi sanitari dell’Unione europea. Un timore al centro del congresso Esmo, in corso a Madrid fino a martedì 27 ottobre, alimentato anche dalla politica americana sui prezzi dei medicinali.
Non si tratta di un blocco già annunciato delle cure. La preoccupazione riguarda le scelte future delle aziende: dove sperimentare i trattamenti, quando commercializzarli e a quali condizioni renderli disponibili.
Il legame tra prezzi americani ed europei
Con la politica della “Most favored nation”, avviata dall’ordine esecutivo del 12 maggio 2025, Donald Trump punta ad avvicinare i prezzi statunitensi a quelli più bassi praticati in altri Paesi sviluppati.
Secondo Giuseppe Curigliano, presidente eletto di Esmo e direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dello Ieo di Milano, questo meccanismo potrebbe indurre le aziende a rinviare il lancio europeo di un medicinale: accettare qui un prezzo contenuto potrebbe infatti incidere sul riferimento utilizzato negli Stati Uniti. Un’altra possibile conseguenza sarebbe la richiesta di prezzi più elevati ai sistemi sanitari europei.
Per i pazienti, il rischio è un’attesa più lunga per accedere all’innovazione. In oncologia, il tempo necessario a rendere disponibile una terapia può avere un peso decisivo.
Le difficoltà dell’Europa
La pressione americana si aggiunge a problemi già presenti: trattative separate tra Stati, tempi differenti per ottenere la rimborsabilità e ostacoli burocratici.
Curigliano propone di accelerare e rendere più prevedibili le decisioni sui rimborsi, coordinare meglio gli acquisti e rafforzare le sperimentazioni cliniche. Indica inoltre la necessità di tutelare la riservatezza degli sconti negoziati.
Per Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, l’Europa deve anche finanziare maggiormente la ricerca e lo sviluppo di nuove molecole, evitando di dipendere soltanto dall’innovazione prodotta altrove.
Pagare l’innovazione che migliora la vita
Aumentare la spesa, però, non basta. Gli specialisti chiedono di valutare quanto ogni trattamento riesca ad allungare la sopravvivenza e a migliorare la qualità della vita, considerando anche gli effetti collaterali. L’obiettivo è garantire rapidamente le cure di maggiore valore, senza equiparare automaticamente novità e beneficio.
Un ulteriore tema riguarda la rappresentatività degli studi condotti fuori dall’Europa. Non significa che un farmaco sperimentato in Asia sia inadatto ai pazienti europei: occorre verificare quanto i risultati siano applicabili a popolazioni diverse. Varianti genetiche, alimentazione, altre terapie e organizzazione dell’assistenza possono influenzare efficacia e sicurezza.
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