La Nuova Sardegna

Infratrutture

La Sardegna connessa a metà, corre veloce la fibra ottica ma il telefono non prende: tutti i dati

di Francesco Zizi
La Sardegna connessa a metà, corre veloce la fibra ottica ma il telefono non prende: tutti i dati

L’isola è la prima regione in Italia per zone scoperte dal segnale

4 MINUTI DI LETTURA





Sassari In casa scarichi film in pochissimi secondi, ma esci sul balcone e anche fare una telefonata diventa un problema. È l’isola a due velocità, quella del paradosso digitale. Sulla rete fissa la Sardegna ha fatto un balzo che nessun’altra regione ha eguagliato. A ottobre la fibra ottica Ftth (quella che arriva fino alle abitazioni) ha superato l’88% della copertura, contro l’82% della media italiana. A gennaio 2025 l’isola era intorno al 59%, tra le ultime. Oggi siamo sesti. I comuni sotto la media nazionale sono scesi da 186 a 58 su 377, dicono i rapporti dell’Agcom.

La maglia nera nel segnale

Poi appunto, si esce di casa. Secondo la mappatura delle reti mobili di Infratel, la società pubblica che pianifica la banda ultralarga, la Sardegna è la regione italiana con più territorio scoperto. A fine 2024 il segnale mancava del tutto su 80.412 ettari, circa 804 chilometri quadrati: più di nove volte la superficie di Cagliari. Nessun’altra regione ha un’area così vasta senza campo. Ora la situazione è leggermente migliorata, ma l’isola ospita comunque il 17% delle zone mute d’Italia.

Non va meglio dove il segnale c’è. Su quasi un quarto del territorio sardo (24,5%) la connessione mobile non supera i 30 megabit al secondo di picco, contro il 18,4% della media italiana. Il 5g, anche nella versione meno evoluta, copriva il 66,8% della superficie, contro il 71,7% nazionale. Per percentuale di territorio coperto la Sardegna è tra le ultime, davanti soltanto a Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.

La politica, su questo fronte cerca di metterci una pezza. «Abbiamo avviato una interlocuzione con Infratel, per rinnovare la convenzione che era scaduta» spiega l’assessore regionale agli Affari generali, Personale e Riforma, Sebastian Cocco. «Abbiamo intere zone dell’isola, e molte parti della 131 dove non prende il telefono» dice.

Le “torri” promesse Gli operatori telefonici prevedevano di ridurre le zone mute a circa 70mila ettari entro la fine del 2026: anche in quel caso l’isola sarebbe la maglia nera d’Italia. L’aiuto pubblico doveva arrivare dal Piano Italia 5g del Pnrr, che sull’isola prevedeva 18 nuovi siti in 22 aree. A giugno il piano è stato tagliato a livello nazionale: le aree da coprire sono scese da 1.385 a 973. Quanto di quel taglio ricada sulla Sardegna non è stato reso noto.

Le zone fragili

Il conto più salato lo pagano i territori indietro su tutti e due i fronti. Gallura (73%) e Medio Campidano (75%) sono le uniche province sotto la media nazionale per fibra ottica. Ma anche alcune zone dell’Oristanese. In Gallura restano indietro Arzachena, La Maddalena, Palau, San Teodoro e Santa Teresa. Nelle aree rurali le reti fisse ad altissima capacità coprono il 78,4% delle famiglie, contro l’87,3% italiano. Anche le imprese inseguono: la fibra raggiunge il 74,9% delle Pmi, 13 punti sotto le famiglie, e nel Sud Sardegna si scende al 63,5%. Per un’azienda agricola o un agriturismo, il campo che non c'è pesa quanto la fibra che non arriva. Anche per quanto riguarda l’estensione della rete della fibra ottica la Regione ha deciso di metterci soldi propri. La legge regionale 24 del 2025 ha finanziato un primo milione per nove Comuni, con lavori da chiudere entro il 2027. Qualche giorno fa la giunta, sempre su proposta dell’assessore Cocco, ha dato il via libera ad altri 3 milioni per il 2026 e il 2027. Serviranno per cavidotti, tralicci e strutture di supporto nelle zone isolate, fino a 150 mila euro per Comune. «La transizione digitale non può prescindere dalla disponibilità delle infrastrutture di base», ha detto Cocco. Altri 5 milioni sosterranno i punti di facilitazione digitale nei Comuni.

«Con questi ulteriori 5 milioni di euro non ci limitiamo a garantire la continuità di un progetto, ma consolidiamo una rete di prossimità che deve diventare sempre più un punto di riferimento stabile per i cittadini, soprattutto nei territori più fragili e nei piccoli Comuni. La transizione digitale ha senso soltanto se è realmente accessibile a tutti: innovare significa certamente rendere disponibili servizi più moderni, ma anche mettere ogni cittadino nelle condizioni di utilizzarli in modo semplice, consapevole e sicuro» conclude Cocco.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Infratrutture

La Sardegna connessa a metà, corre veloce la fibra ottica ma il telefono non prende: tutti i dati

di Francesco Zizi
Le nostre iniziative