Sassari, giovani e violenza fuori controllo: «Il rischio è una strage a scuola» – L’allarme degli esperti
Alla base, la crescita di disturbi mentali, l’uso di sostanze stupefacenti e la ferocia del mondo digitale, unita alla diffusione della cultura delle armi
Sassari L’altra faccia della Generazione Z è sempre meno misteriosa. I ragazzi della sostenibilità ambientale e dell’inclusione hanno un preoccupante lato oscuro che nasconde l’aumento dei disturbi della personalità, l’abuso di droga e alcol, il fascino per le armi e la propensione alla violenza, spesso gratuita. Le cronache degli ultimi giorni grondano esempi, dagli accoltellamenti fuori dalle discoteche alle risse davanti alle paninoteche. Se non fossero passati 64 anni, si potrebbe tranquillamente citare il mito dell’ultraviolenza che Anthony Burgess aveva teorizzato nel suo Arancia Meccanica: violenza estrema, brutale e spesso gratuita, compiuta senza una ragione pratica o come forma di divertimento. All’epoca, però, era fantascienza.
Gli esperti
Partendo dalla fine, il futuro che può essere ipotizzato non è per nulla rassicurante: «Sino a poco tempo fa, le armi in mano ai ragazzi erano sporadiche. Oggi non è così, e iniziano a comparire le pistole. Il prossimo passo, purtroppo, sarà una sparatoria a scuola». Luca Pisano, psicologo psicoterapeuta e direttore del master in Criminologia Ifos, dipinge un quadro che definire preoccupante sarebbe un eufemismo. Gli elementi per ipotizzare un peggioramento, anche drastico, ci sono tutti. «Parliamo di un fenomeno che comprende diverse variabili, a iniziare dal numero molto elevato di minorenni e maggiorenni, ma comunque adolescenti, con disturbi di personalità gravi, una psicopatologia che impedisce alla persona di condurre adeguato esame della realtà e di gestire in modo adeguato le proprie pulsioni». La base del problema è chiara, come l’assenza di risposte adeguate: «I servizi di neuropsichiatria infantile hanno pochi operatori. I disturbi vengono identificati ma non possono essere curati dal servizio pubblico – continua Pisano –. I dati, poi, ci dicono che il fenomeno è in crescita: secondo l’Oms un adolescente su sette tra i 10 e 19 anni soffre di un disturbo mentale. Le patologie mentali sono cresciute di un terzo negli ultimi 15 anni». Se fosse un domino, la tessera successiva sarebbe l’abbandono scolastico: «In Sardegna abbiamo il tasso di dispersione scolastica più alto d’Italia. E il non andare a scuola crea implicazioni. Ad esempio, non hai un progetto dalla mattina alla sera e aumenta il rischio di adesione a gruppi a rischio». Proseguendo, arriva il tassello che amplifica tutto: «L’uso di stupefacenti. Marijuana e hascisc nella preadolescenza, poi cocaina e ketamina e infine l’alcol, che è la droga più diffusa. Sono tutti acceleratori di comportamenti devianti e trasgressivi, amplificatori per i disturbi della personalità. Infine – continua Pisano – dobbiamo considerare il mondo digitale fatto di violenza». Un mix di comportamenti che porta alla definizione di un comportamento specifico, la subcultura del “gaggismo”, quella dei ragazzi che esagerano per il solo gusto di esagerare, quelli che fanno i matti e che escono di casa già con l’idea di picchiare qualcuno, di fare una rissa. E per presentarsi al meglio alle sfide folli del sabato sera, è arrivata anche la cultura delle armi: «Tubi, coltelli, tirapugni, pistole. Sempre più minorenni che si rappresentano con delle armi. Lo fanno anche i maggiorenni, che comunque restano adolescenti fino ai 21-25 anni, quando il cervello raggiunge la maturazione – continua lo psicoterapeuta – e per questo il prossimo passo, considerato che fino a pochi anni la cultura delle armi non era così diffusa, sarà una strage in una scuola. Come accade in America, da cui importiamo le devianze». Le contromisure ci sono, ma in alcuni casi sono limitate, in altre molto complicate: «Le “zone rosse” hanno la loro utilità, rendono le aree più sicure. Chiaramente – conclude Luca Pisano –, servirebbe un piano di investimenti per aumentare psichiatri e psicoterapeuti nel settore pubblico. Le scuole dovrebbero essere presidi di prevenzione mentre invece, quando rilevano il disagio, spesso non lo segnalano alle procure dei minori. Il risultato è che abbiamo scuole superiori dove non si fa lezione, ci sono gruppi di 15 ragazzi totalmente demotivati che vengono accolti solo per vietare che restino in strada».
Anche Antonietta Mazzette, docente universitaria e responsabile dell’Oscirm, Osservatorio sociale sullo sviluppo e sulla criminalità in Sardegna, ha una lettura simile a quella di Pisano: «La prima riflessione è che questi ragazzi sono fuori controllo e spesso stanno nei circuiti della malamovida. Poi c’è l’uso smodato droghe e alcool. E inoltre, è sempre più diffuso l’uso del coltello. Non era un fenomeno urbano – spiega la professoressa – la famosa “leppa” e la pistola erano diffuse solo in alcuni ambiti e quello del girare armati in contesti urbani è un elemento nuovo molto preoccupante». E proprio con il contesto urbano la professoressa chiude il suo intervento: «Ha ragione lo psicoterapeuta, dobbiamo creare alternative a certi modelli scolastici e al nostro modello sociale. Il problema è capire se la società sia in grado di creare alternative per poi costruirle con i giovani. Parliamo di problemi nei centri urbani. Ecco, si possono riorganizzare le città? Ci sono posti in cui i ragazzi possono stare senza il bisogno di sballarsi, dove la prepotenza non serve?». Secondo la cronaca, sembra che i luoghi sicuri siano pochi. Non è così, e la Generazione Z lo può mettere in evidenza scommettendo sul suo rilancio.
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