Galleria Henry, il trenino della miniera ripartirà dopo oltre un anno di stop
La manutenzione del locomotore e delle carrozze è stata affidata un'azienda milanese
Buggerru Per più di un anno i piccoli vagoni sono rimasti fermi, in attesa delle cure necessarie per tornare a viaggiare nel ventre della montagna. A Buggerru, dove ogni visita alla Galleria Henry racconta una storia di fatica, ingegno e sacrifici, il trenino minerario per i turisti si prepara a rimettersi in movimento. La manutenzione del locomotore e delle carrozze è stata affidata un'azienda milanese specializzata nei sistemi ferroviari per miniere e gallerie. L’obiettivo è restituire ai visitatori uno degli itinerari più suggestivi dell’archeologia industriale sarda. Per chi visita la galleria, il viaggio comincia con la curiosità e prosegue spesso in silenzio. Il convoglio entra nella roccia, attraversa tratti bui e passa davanti alle grandi aperture scavate nella montagna, dalle quali si spalanca la vista sulla costa. È difficile immaginare che quegli stessi passaggi, oggi attraversati da scolaresche, famiglie e gruppi di turisti, fossero un tempo luoghi di lavoro durissimo percorsi quotidianamente da uomini impegnati a portare fuori il minerale. Il ripristino interessa il locomotore elettrico alimentato a batterie e le carrozze che accompagnano il pubblico lungo circa un chilometro e mezzo dell’antico tracciato ferroviario. L’intervento, affidato dal Comune di Buggerru alla società Valente grazie a un finanziamento della Regione, punta a riportare il mezzo in condizioni di efficienza e sicurezza, così da consentire la ripresa delle visite già dai prossimi mesi. «Per noi è particolarmente significativo intervenire su un mezzo che tiene viva la memoria della grande stagione mineraria italiana», sottolinea Alberto Menoncello, presidente e amministratore delegato di Valente, azienda, fondata nel 1919. Il trenino di Buggerru, del resto, ha una particolarità: pur richiamando nell’aspetto le vecchie locomotive minerarie, funziona con batterie di trazione. Una scelta adatta a un percorso sotterraneo aperto al pubblico, perché permette di viaggiare senza emissioni allo scarico durante la marcia. C’è anche un dettaglio pensato per conservare l’atmosfera del passato: un dispositivo riproduce artificialmente l’effetto del fumo delle antiche macchine a vapore. La storia della Galleria Henry comincia nell’Ottocento, quando la necessità di trasportare più rapidamente il minerale impose di superare i limiti dei muli da soma. La galleria fu realizzata per servire la miniera di Planu Sartu e prese il nome da un dirigente francese della società concessionaria. Con l’introduzione della ferrovia sotterranea e delle locomotive a vapore, il trasporto divenne più rapido ed efficiente, contribuendo allo sviluppo dell’attività estrattiva. Fu una trasformazione che cambiò anche Buggerru. Il piccolo borgo di pescatori e contadini si trasformò in uno dei centri più importanti dell’industria mineraria sarda. Ma dietro la crescita economica c’erano turni massacranti, salari bassi e condizioni di lavoro durissime. La miniera era il sostentamento di intere famiglie, ma anche il luogo in cui si consumavano sacrifici e si maturavano nuove forme di solidarietà tra lavoratori. La memoria di quella stagione è legata anche all’eccidio del 1904.
Durante uno sciopero contro le condizioni imposte dalla società mineraria, l’intervento dei militari provocò la morte di tre operai e il ferimento di altri undici. La tragedia ebbe conseguenze ben oltre il paese e contribuì ad alimentare le proteste del movimento operaio italiano. Oggi la Galleria Henry è uno dei luoghi simbolo del patrimonio industriale della Sardegna e fa parte del Parco geominerario. Le sue aperture sulla falesia, i passaggi scavati nella roccia e gli scorci sul mare restituiscono un paesaggio spettacolare, ma anche la dimensione concreta del lavoro massacrante che si svolgeva sottoterra. Per questo il ritorno del trenino significa molto più della ripartenza di un servizio turistico.
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