La Nuova Sardegna

Sonno e salute

Dormire a orari sempre diversi, più rischi per il cuore: lo studio sul legame con infarto e ictus

Dormire a orari sempre diversi, più rischi per il cuore: lo studio sul legame con infarto e ictus

L’analisi di oltre un milione di notti richiama l’attenzione sulla regolarità del riposo: i risultati sono preliminari e non dimostrano un rapporto di causa ed effetto

2 MINUTI DI LETTURA





Boston Dormire un numero adeguato di ore potrebbe essere soltanto una parte dell’attenzione da dedicare al riposo. Una ricerca americana ha individuato un’associazione tra abitudini di sonno irregolari e maggiore rischio di problemi cardiovascolari, tra cui infarto, ictus e scompenso cardiaco. I risultati sono preliminari: descrivono un legame statistico, senza dimostrare che siano le variazioni degli orari a provocare le malattie.

Il lavoro, condotto da ricercatori del Boston Children’s Hospital e della Harvard Medical School, sarà presentato alle Scientific Sessions dell’American Heart Association, in programma a Chicago dal 6 al 9 novembre.

L’analisi comprende 10.362 adulti, con un’età media di 53 anni e senza malattie cardiovascolari o metaboliche all’inizio dello studio. Attraverso dispositivi indossabili sono stati raccolti dati relativi a oltre un milione di notti. Le abitudini di riposo sono state osservate per circa sei mesi; i partecipanti sono stati poi seguiti per un periodo mediano di 3,7 anni.

Le oscillazioni degli orari di sonno da una notte all’altra risultavano associate a un rischio di eventi cardiovascolari gravi superiore del 20-23%. Un aumento di 29 minuti nella variabilità della durata del riposo si accompagnava invece a un incremento relativo del 24% del rischio cardiovascolare complessivo.

Quei 29 minuti richiedono una precisazione: misurano una maggiore irregolarità nelle ore dormite durante il periodo osservato. Il dato non significa che andare a letto mezz’ora più tardi, una singola sera, faccia aumentare automaticamente il rischio del 24%.

Secondo il primo autore, il neuroscienziato Nguyen Minh Tuan Viet, mantenere una certa continuità negli orari di addormentamento e risveglio potrebbe contribuire alla salute del cuore. Restano però da chiarire il peso specifico della regolarità e la sua interazione con la durata del sonno.

La ricerca, presentata come abstract congressuale, non è ancora stata sottoposta a revisione scientifica nella forma di un articolo completo. Inoltre, gli stadi del sonno sono stati stimati attraverso dispositivi indossabili, anziché con le misurazioni effettuate in un laboratorio specializzato. Serviranno quindi ulteriori studi per trasformare queste associazioni in indicazioni più precise.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La polemica

La “vendetta” dell’ex assessore alla Sanità Bartolazzi: «Sardi geneticamente permalosi»

di Massimo Sechi
Le nostre iniziative