LA LETTERA - Quando a Sassari tutto era più bello
Dalla magistrata sassarese Simonetta Sotgiu il ricordo di una città colta e stimolante e di una classe politica che si esprimeva ad alti livelli
SASSARI. Giorni fa sulla Nuova è stato ricordato Ciaccio Spina, mitico capitano della squadra amatoriale di pallacanestro che gareggiava negli anni cinquanta al Campo Meridda, precorrendo la Dinamo, e mi sono rivista fra i tanti studenti medi che accorrevano il sabato pomeriggio ad applaudire e a tifare per i loro colleghi più grandi.
Ciaccio se ne'è andato a qualche mese di distanza da un altro appassionato cestista, John Vitali, e a qualche anno dall'infaticabile organizzatore di attività sportive studentesche oggi desuete, Dino Siddi. Ma lo sport non era certo il solo motore della vita giovanile sassarese. Anche se non c'erano gli attuali oceanici concerti "live" di cantanti che spesso parlano invece di cantare, la vera musica faceva la sua parte, con un Corale e un Conservatorio sempre attivi e una stagione operistica con fior di interpreti, che andava dall'autunno alla primavera in un Politeama frequentato da tutti i ceti, gestito sapientemente dal marchese Pappalardo. Ricordo un verduraio di via Università che canticchiava arie della Tosca e un fuochista (le caldaie erano a carbone) corista del Trovatore.
E funzionavano ben due cinema, il Grande Cinema Sassari dove gli spettatori mangiavano semi di zucca durante le proiezioni, e il Cinema Augusteo ex Gil ed ora Astra incompiuto, più austero.
A Carnevale la città si riempiva di maschere e la festa culminava nel partecipatissimo Arciultra Superveglionissimo della Stampa. La goliardia universitaria imperava con balli (lenti) quasi tutti i sabati, e nei giorni privi di eventi ci si incontrava comunque in piazza d'Italia, la Agorà, il luogo di riunione dove tutti i cittadini potevano discutere e confrontarsi, dove comunque non si era mai soli, nascevano le amicizie e i primi amori, né ci si annoiava, anche se non era ancora arrivata la televisione e non c'erano i telefonini a monopolizzare interessi e pensieri a scapito di un livello culturale oggi molto impoverito.
C'era un fervore di rinnovamento che metteva le ali ai piedi. Con Aba Currenti valorizzata e rinominata Platamona i sassaresi avevano conquistato il loro mare, mentre due grandi sacerdoti, i monsignori Masia e Selis, si dividevano la cura delle anime cittadine, pur con qualche scorribanda nella politica, e insegnanti di grandi capacità tenevano alto il livello delle scuole cittadine.
Non a caso il Liceo Azuni è entrato nel mito e non a caso la Sassari di allora ha dato a Roma, come ha da poco ricordato sulla Nuova anche Tino Grindi, due presidenti della Repubblica.
Oggi sulla classe politica che governa, anzi non governa la città preferisco tacere, ritenendomi fortunata di aver vissuto nella bella Sassari di quel tempo lontano.
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