Vacanze nell’isola, sarà un anno nero

Turismo, previsioni negative per la stagione in arrivo. L’allarme dei tour operator. Le aziende: dobbiamo reagire

di Alfredo Franchini

wCAGLIARI

L’allarme sulla salute del turismo sardo è stato lanciato dai tour operator, cioè da coloro che hanno in mano buona parte del mercato. I rappresentanti delle sedici organizzazioni maggiori dell’industria delle vacanze si sono incontrati a Cagliari su iniziativa della Confcommercio e della Confesercenti, presenti gli assessori Luigi Crisponi (Turismo) e Christian Solinas per la parte (dolente) dei trasporti. I tour operator si sono presentati uniti nell’associazione “Pool Mare Italia” per promuovere l’industria delle vacanze.

«Al centro dell’incontro di Cagliari c’era l’esame della difficile situazione della Sardegna che sconta la perdita di competitività a livello nazionale più delle altre regioni del Bel Paese», afferma Sabina Piacenti, responsabile del prodotto Sardegna per il Tour Operator “Futura Vacanze”.

Che succede alla Sardegna se, per i dati delle Camere di commercio, nel primo trimestre di quest’anno hanno chiuso 168 imprese del settore turistico? All’incontro con gli assessori Crisponi e Solinas hanno partecipato i rappresentanti di Futura vacanze, Bini Viaggi, Ota Viaggi, Aviomar, Alpitour, Top Sardinia, Napoleon viaggi e Eden Viaggi. Ma le conclusioni, riassunte in un documento, sono state condivise anche dalle altre organizzazioni che compongono il Pool Mare: Imperatore Travel, Itermar, Marevero, My sun sea, Nicolaus, Polycastrum, Vacanze Smeralde e Welltour.

La crisi economica e la questione trasporti non devono distrarre l’attenzione dal fatto che il turismo sardo è bloccato ormai da diversi anni; e se l’anno scorso, a livello europeo, l’industria delle vacanze si è rivelata una vera risorsa “anticiclica”, cioè non è andato male, la Sardegna, per il secondo anno consecutivo, ha vissuto una fase negativa con un calo degli arrivi (-8,3%) e delle presenze (-7,9%). C’è da dire che l’isola ha avuto un buon successo con gli stranieri (+3,5% negli arrivi e +9,3% nelle presenze) e una debacle con gli italiani (-14,7% di arrivi e -16,3% di presenze). Il pool di operatori parte proprio da questo dato: «Nonostante gli sforzi di noi operatori è innegabile che quest’anno ci sarà un ulteriore calo dei passeggeri italiani». A ostacolarli sicuramente i fatti contingenti, (la scure dell’Imu, l’aumento del prezzo della benzina), ma soprattutto il dramma dei trasporti in Sardegna. «Incide il costo dei trasporti – spiega l’imprenditore turistico Giorgio Mazzella – «ma anche l’incertezza dei collegamenti navali». L’assessore Solinas ha illustrato la linea della Regione con la scelta della cosiddetta flotta sarda ma anche su questo punto i tour operator hanno fatto notare che il loro lavoro è programmato con un anticipo che va dai sei ai nove mesi, quindi i contratti navali sono stati fatti a ottobre quando la Saremar esisteva solo sulla carta. Nel documento di Pool Mare si legge questa diagnosi sui mali più recenti del turismo sardo: «Difficoltà oggettive nel trasporto (con intere tratte cancellate e tariffe pubbliche ancora alte), un certo immobilismo negli organi di promozione ufficiale verso il mercato interno e politiche più efficaci e suadenti di altre località oggi in diretta concorrenza con l’isola sembrano aver creato nel consumatore un calo di interesse per la destinazione». A questi mali si aggiungono quelli storici e cronicizzati: la stagionalità (il turismo vive solo nei mesi estivi), la carenza nei servizi, la difficoltà di andare oltre le vacanze balneari nonostante il patrimonio culturale delle zone interne. E poi la preponderanza delle seconde case che, secondo il Crenos, per il 73% dei casi viene affittato in nero facendo sfuggire al computo totale ben 22 milioni di notti.

Gli imprenditori, però, non si rassegnano. Massimo Putzu, presidente della Confindustria sarda, non nega i problemi ma spera: «Le previsioni non sono ottimistiche, però si può recuperare. A mancare all’appello sono gli italiani; i nostri operatori ritengono che nelle prossime settimana si possa migliorare. Mettiamola come se ci fosse un ritardo nelle prenotazioni». Ma anche Confindustria punta l’indice contro la politica regionale: «Il piano di comunicazione per le attività di marketing ci lascia molto perplessi. Ci aspettavamo un’azione più forte, più efficace».

Marco Sulis, presidente di Confesercenti, tenendo ben presente le differenze di una tragedia come il terremoto, prende ad esempio le popolazioni dell’Emilia: «Da subito hanno detto pensiamo a noi e al Paese, rimbocchiamoci le maniche per ricominciare. E allora se è vero che i dati parlano di crisi, dobbiamo evitare di piangerci addosso, molto dipenderà da tutti noi».

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