Una piazza ricorda la dottoressa uccisa

Sassari: il Comune dedica a Monica Moretti, l’urologa vittima di uno stalker, il nuovo spazio tra viale Dante e via Diaz

SASSARI. Sassari dedicherà una piazza a Monica Moretti, la giovane urologa trucidata il 22 giugno del 2002 da uno stalker che la ossessionava da mesi. È la prima volta in Sardegna che una città dedica uno spazio urbano a una donna vittima della violenza maschile. Ma forse è anche la prima volta, in Italia, che a meritare il ricordo di una collettività sia la vittima di stalking. La decisione del Comune è un successo di “Donne in carrelas”, il gruppo facebook che chiedendo la intitolazione di più vie a donne ha svelato la misoginia che caratterizza la toponomastica.

La piazza dedicata a Monica sarà all’inizio di viale Dante e forse la frequenteranno gli studenti universitari della zona. Sarebbe bello che quello spazio diventasse un punto di ritrovo dei giovani che guardano al futuro senza paura. Monica Moretti, infatti, era una donna forte e coraggiosa, una professionista competente, ma soprattutto era una persona gentile. Il 22 giugno di dieci anni fa, uscendo dalla doccia nel suo piccolo appartamento in via Amendola, la dottoressa trovò ad attenderla l’uomo che la perseguitava al telefono. Raimondo Gaspa, 33 anni, disoccupato ed ex paziente della dottoressa, la sera prima era riuscito a introdursi non visto nel monolocale e aveva trascorso la notte nascosto sotto il letto. È stato proprio lui a raccontare le ultime ore di vita di Monica Moretti, ormai consapevole di essere una preda in trappola. La giovane donna fu medico fino all’ultimo istante: mantenne i nervi saldi, cercò di calmare l’aggressore, fumò con lui un paio di sigarette, tentò di impietosire Gaspa raccontandogli come aveva affrontato una recente e grave malattia. Ma quando l’uomo le domandò dov’era la cassaforte, Monica Moretti capì che non le avrebbe dato scampo. I vigili del fuoco trovarono il cadavere della urologa sul letto dove il suo assassino l’aveva adagiata, dopo averle inferto cinquantuno coltellate.

Individuato a tempo di record dagli uomini della squadra omicidi della questura, Raimondo Gaspa prima confessò, poi ritrattò e accusò un suo amico che non c’entrava niente. Lo psichiatra Vito La Spina tratteggiò il ritratto di un assassino sano di mente che traeva piacere dalla paura della sua vittima. Non era a una relazione impossibile che l’uomo puntava, ma al piacere del terrore che procurava alla sua vittima. Si scoprì che il trentenne aveva perseguitato altre tre donne. Raimondo Gaspa venne descritto dai giudici come un soggetto bugiardo, egoista, cattivo, anaffettivo, superficiale, egocentrico, mai sfiorato dal rimorso, a volte rabbioso e isterico.

Condannato in primo grado a trent’anni e all’ergastolo in appello, l’omicida sta scontando la condanna a 27 anni che la Cassazione ha deciso fosse la pena giusta.

Quando attraverseranno la piazza dedicata a Monica Moretti, sarebbe bello che i giovani conoscessero anche la sua storia. Il medico sassarese era una giovane donna concreta e radiosa che guardava al futuro con ottimismo anche nei momenti di difficoltà. La sua morte atroce è una ferita mai rimarginata nella memoria collettiva di Sassari. Piazza Monica Moretti è insieme un tributo di dolore e di speranza.

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