Maxibuchi nei versamenti dei tributi, Comuni sardi raggirati

Tributi Italia, scoperte da tempo voragini milionarie. Indaga la Corte dei conti. Corsa al recupero a Cagliari, La Maddalena, Arzachena, Oristano, Quartu

SASSARI. Nella rete di buchi lasciati da Tributi Italia sono finiti decine di Comuni sardi. E perciò molti di loro, tra la fine del 2009 e durante tutto il 2010, hanno avviato contenziosi con quella che è stata a lungo la più grande società di riscossione privata nazionale. Tentare di recuperare per vie legali i soldi mai incassati è dunque la missione già intrapresa nell'isola da parecchie amministrazioni pubbliche. A volte con successo, altre volte con sviluppi giudiziari imprevedibili e ancora in corso. Non si conosce la cifra esatta dell'esposizione creata dall'azienda, che ha cambiato spesso nome con fusioni e incorporazioni di “controllate”. Ma tutto lascia pensare che sia di parecchi milioni di euro, forse una decina. Almeno così lasciano intendere conti sommari fatti negli ambienti di Equitalia, che una volta tanto si è vista riconosciuta il ruolo di salvatrice della patria da diversi sindaci. Gli stessi che le hanno affidato il compito di promuovere la disperata caccia per recuperare gli insoluti facendo di nuovo quadrare le cifre pagate dai cittadini con quelle mai versate nelle casse municipali.

A tutt'oggi, comunque, non risultano più rapporti di collaborazione in corso tra qualcuno dei 376 Comuni sardi e Tributi Italia. L'isola è stata infatti tra le prime regioni dove si è scoperto quasi subito che tante cose non andavano nella gestione della società e soprattutto nei suoi rapporti con gli Enti pubblici. Così adesso è davvero lungo l'elenco delle città e dei paesi nei quali sono state promosse le azioni di recupero delle tasse.

Da Nuoro a Oristano, da Carbonia a Quartu, dove a un certo punto venivano organizzate da Tributi Italia le esazioni per il servizio idrico legato all'acquedotto e sarebbero mancati all'appello 714mila euro. Da Alghero a Bosa, due casi emblematici e con mille diverse sfacdettature. Da svariati centri della Barbagia sino ad arrivare ad Arzachena (ammanco dichiarato a suo tempo di 200mila euro) e alla Maddalena. E persino a Cagliari (voragine da oltre un milione e mezzo) e a Sestu (-124mila euro). Mentre dovrebbe essere stato Mamoiada il primo in assoluto a ottenere un risarcimento per i danni subìti.

Sull’intricata serie di relazioni fra Tributi Italia e le pubbliche amministrazioni di recente è stata aperta un'inchiesta allargata a tutta l'isola persino dalla Procura regionale della Corte dei conti. Mentre la magistratura sassarese aveva a suo tempo avviato circostanziati indagini sulla Secal, la società mista fondata nella città catalana con Tributi Italia. Con sviluppi ancora non ufficializzati.

Durante i mesi della complessa gestione, l’azienda nell'isola è arrivata ad assumere sino a una trentina fra esattori e impiegati, oggi tutti da tempo licenziati. Sei operavano a Nuoro, due a Oristano e altrettanti a Carbonia. Spesso i mancati versamenti delle tasse raccolte hanno riguardato imposte come la occupazione di suolo pubblico, i diritti per pubbliche affissioni, addirittura la riscossione degli affitti d’immobili di proprietà municipale.

C'è adesso da augurarsi che tutte le cause giudiziarie avviate dai Comuni attraverso i loro uffici e consulenti legali possano andare a buon fine. Perché altrimenti – spiegano specialisti ed esperti mettendo sin da questo momento le mani avanti – la beffa sarà doppia. A rimetterci non saranno solo le casse pubbliche. Rischiano di dover pagare una seconda volta i tributi gli stessi contribuenti. E questo nonostante possano un domani trovarsi nella condizione per dimostrare, carte alla mano, di avere fatto i versamenti nei tempi e nei modi regolari. Insomma, un nuovo pasticciaccio brutto che vede la Sardegna destinata a pagare pesanti contraccolpi.

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