Renzi boccia Marini e Finocchiaro

«Sono nomi sbagliati, Bersani cerca l’insulto». Vendola insiste su Prodi: «Niente veti su di lui». Giovedì il primo voto

ROMA. La partita per il Quirinale è sempre più in salita, con i pontieri di Pd e Pdl a lavoro per sbloccare una situazione ora più che mai in bilico, anche se ancora aperta, dopo i veti incrociati tra Bersani e Berlusconi sul governo di larghe intese e la candidatura di Romano Prodi al Colle. Ma la partita da ieri sera è ancora più difficile, soprattutto in casa Pd, dopo l’uscita di Matteo Renzi che ha bocciato le candidature già in pista di Anna Finocchiaro e Franco Marini ed ha lanciato un duro attacco al segretario Bersani: «Lui cerca l’insulto, ora si sbrighi». Ma il sindaco di Firenze non ha neanche nascosto le sue ambizioni: «Mi piacerebbe sfidare Berlusconi al voto, alcuni lo vogliono in galera, io lo voglio pensionare».

Sono «ore decisive» queste, per dirla con il senatore dalemiano Nicola Latorre - a quattro giorni dall’inizio della prima votazione. Dunque, rimane sempre rovente lo scontro sul professore di Bologna, soprattutto dopo le bordate che gli ha sparato Berlusconi nel comizio di Bari. «Non vorrei che si creasse un problema di emigrazione di massa, ma posso solo dire - ha replicato ieri Prodi- che nella cosiddetta corsa per il Quirinale non ci si iscrive e non ci si deve nemmeno pensare». Vendola è sceso in campo a difenderlo senza mezze misure, e il nome di Prodi - che tanto agita i sonni di Berlusconi - compare anche, seppur all’ultimo posto, nella hit del gruppo Cinquestelle alla Camera. Oggi potrebbe essere fatto, a livello informale, il punto sulla situazione, prima di un nuovo ipotetico incontro tra Bersani e Berlusconi, mentre sono sempre al lavoro di “facilitatori” del calibro di Gianni Letta per trovare una soluzione, con uno spazio sempre più risicato. La rosa delle candidature gradite al Pdl sarebbe sempre la stessa: Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Luciano Violante, Franco Marini. Andrebbe bene anche Anna Finocchiaro, indicata esplicitamente da Renato Schifani. Non manca il nome di bandiera con profilo internazionale, quello di Franco Frattini, conosciuto nelle cancellerie all’estero. Non così chiare le cose, invece, in casa Bersani. Tanto che Daniela Santanchè ha gioco facile a chiedere «ma che cosa aspettano dal Pd a dare una terna di nomi definitiva? Sono passati 50 giorni dalle elezioni e questa situazione non è più tollerabile!». Dal Nazareno non scoprono le carte.

Matteo Renzi continua a sparare su Marini e affonda anche la Finocchiaro, rea di essere andata con la scorta a comprare mobili all’Ikea. L’unica certezza è che Giorgio Napolitano, che lo ha fatto sapere chiaramente, non è disponibile per un bis.

Continuano, comunque, le dichiarazioni democrat sulla necessità di un nome condiviso. Alle quali si unisce Mario Monti che assicura l’impegno per una elezione con il «consenso più ampio possibile», facendo balenare, in questa chiave, un no a Romano Prodi. Ma il leader di Sel - che ha rivendicato di essere il migliore alleato di Bersani, e qualcosa vorrà pur dire - ha fatto sapere di trovare «intollerabile» immaginare «l’esclusione di Prodi». Vendola non nasconde di lavorare per l’arrivo dei voti grillini, come è accaduto per l’elezione di Pietro Grasso al Senato. Sarebbe scacco matto e lo annusa, preoccupato, il Pdl.

Per Maurizio Lupi, «continuerebbe così l’occupazione di tutte le istituzioni». «Sarebbe la scelta peggiore per il futuro dell’Italia - sottolinea Maurizio Sacconi -: significherebbe che il Pd si affida al grillismo, quindi al suo radicalismo. Prodi è divisivo». Per Emma Bonino al Quirinale, continua il battage del Psi di Riccardo Nencini. E anche la leader della Cgil Susanna Camusso si schiera per una candidatura rosa. Martedì, attesa per il nome della Lega Nord preannunciato ieri dal segretario Roberto Maroni e per lo spareggio finale delle Quirinarie.

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