Città sporca, Gesenu sotto inchiesta

Il gestore della raccolta rifiuti accusato dalla Procura di inadempimenti tra il 2006 e il 2012: «Causava degrado igienico»

SASSARI. Per essere la società riconducibile al patron di una delle discariche più grandi d’Europa, Malagrotta, in fondo si tratta di accuse lievi. Peccati “veniali”. Se non riguardassero le nostre strade insozzate da cassonetti sporchi, stalli luridi, rifiuti non raccolti.

Ci sono anche queste contestazioni tra le 174 “pecche” individuate dalla magistratura nella gestione della raccolta dei rifiuti 2006-2012 da parte della Gesenu, società di Perugia. La stessa che a giugno 2012 ha vinto il maxi appalto in corso da 153 milioni. Alla fine delle indagini del Noe, rispetto al periodo precedente, è sospettata di aver provocato «un evidente degrado dell’ambiente sotto il profilo igienico-sanitario».

Gesenu, colosso dell’immondizia partecipata al 55 per cento dalla Sorain Cecchini di Manlio Cerroni (re delle discariche romane, estraneo a questa inchiesta), è finita sotto la lente della procura per presunte inadempienze contrattuali, riferite al periodo giugno 2006 - ottobre 2012. Appalto da 60 milioni più volte al centro di polemiche dentro e fuori il Consiglio comunale, proprio perché in città la pulizia non sembrava farla da padrona. E allora era stata l’amministrazione comunale a inviare ecovolontari e agenti della Municipale a fare le pulci al gestore, per poi far fioccare multe: 850mila euro solo per il 2008. Tanto da indurre alcuni consiglieri a suggerire la rescissione del contratto. Ma al contrario, l’appalto scaduto nel 2012 era stato prorogato a favore degli umbri, che poi hanno vinto la nuova selezione da 153 milioni, come società capofila di un’Ati.

L’inchiesta sulle strade sporche e i cassonetti maleodoranti è stata aperta dal pm Giovanni Porcheddu nel 2010 su segnalazione di Palazzo Ducale. I controlli dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno portato il pm a chiudere l’inchiesta su Rosario Carlo Noto La Diega, 73 anni, amministratore delegato della Gesenu, natali etiopi ma siciliano d’adozione, e sul direttore generale Giuseppe Sassaroli, 63 anni, residente a Perugia. I due manager hanno chiesto di essere interrogati per spiegare la propria posizione, illustrare le ragioni dei presunti inadempimenti, nella speranza di ottenere l’archiviazione dell’inchiesta. Interrogatori che potrebbero essere rinviati all’autunno, causa ferie giudiziarie.

Nel documento che annuncia la chiusura indagini a firma del pm Porcheddu e del procuratore Roberto Saieva, non c’era spazio per indicarle tutte le 174 supposte inadempienze. Quelle salienti riguardano raccolta rifiuti e svuotamento dei cassonetti, o «negligenze» nella differenziata, quasi un nervo scoperto a Sassari. Ottanta segnalazioni sono state registrate proprio su queste voci. E ancora, migliaia di contenitori di rifiuti rimasti sporchi per periodi prolungati oppure non lavati con la frequenza prevista dal capitolato d’appalto. Ma la parte del leone delle “denunce” la fa la condizione dell’asfalto: centodiciannove i tratti di penna rossa sulla pulizia di strade e stalli dei contenitori. E poi la stazione di trasferimento rifiuti prevista nel progetto tecnico presentato in sede di gara eppure mai realizzato. E il mancato funzionamento dell’isola ecologica per conferire i sacchetti.

Promessa mancata anche quel sistema di rilevazione super tecnologico, il Waste data management system, che prevedeva l’installazione di Gps sui mezzi per tracciare l’intera filiera degli scarti, dalla raccolta allo smaltimento. Nonostante l’annuncio in pompa magna del 2008, secondo il pm non è mai entrato in funzione.

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