Mirto, il bicchiere che profuma di Sardegna

L’Europa approva il disciplinare che tutela il famoso liquore. Da sciroppo casalingo a bevanda gelata super glamour

di Paolo Curreli

I sardi sono grandi consumatori di birra e geniali inventori di vini. Ma non è una delle creative birre artigianali, l'antichissimo cannonau o il profumato vermentino che viene in mente ai bevitori d'oltremare se si parla di Sardegna, lo spazio dell'immaginario è occupato per la maggioranza da un altro prodotto; il liquore di mirto. Il ministero dell'agricoltura ha messo finalmente a punto il disciplinare che lo difende. Ha dato attuazione al decreto del parlamento europeo “concernente la definizione, la designazione, la presentazione, l'etichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose, tra cui il Mirto di Sardegna”.

Come tutti i prodotti della tradizione etnica “su liqore de murta” l'infusione dalle bacche e o dalle foglie di una delle piante regine della macchia mediterranea, non ha un data precisa di nascita. I distillati dalla vite in Sardegna, nonostante le leggi e le tassazioni, sono diffusi anche nella produzione familiare. Da sempre s'abbardente, su fil'e ferru era l'alcol che serviva per la preparazione, così come il miele, altrettanto diffuso, sostituiva lo zucchero. Ricetta tutto sommato semplice e per come tutte le cose semplici la qualità dei pochi elementi determina poi il livello del prodotto. Ma la vera rivoluzione, lo spartiacque che ha garantito il successo del mirto, è avvenuta con il cambiamento della "destinazione d'uso" dell'aromatico liquore. I sardi di una certa età hanno memoria dei cucchiai in cui veniva somministrato per curare il mal di gola e gli infreddamenti, al primo sollievo garantito dal miele seguiva il sonno prodotto dall'acol.

Poi arrivarono gli ottimi infusi industriali da parte di qualificate aziende isolane e la geniale intuizione di mettere lo sciroppo per la tosse in freezer nei primi '70. Fu subito un successo, la ricetta era azzeccata, il bicchierino gelato presentato con la fogliolina e la bacca, divenne il finepasto insostituibile in tutta l'isola. L'aroma ricorda quel solido muro di profumi di macchia che accoglie chi sbarca nell'isola, il sapore è meno aggressivo di quello dei classici amari e lo rende gradito anche ai palati femminili, l'effetto gelato un sollievo nelle calde sere isolane. Esplose una mirtomania con decine di etichette a contendersi gli scaffali, le tre più importanti aziende del settore si unirono nel 1994 per creare un consorzio e determinare un disciplinare che tutelasse la qualità del prodotto. Da allora il bollino con la bacca e la scritta “Mirto tradizionale di Sardegna” garantisce che nella preparazione sono state usate esclusivamente le bacche della pianta - e non prodotti di sintesi - e che le stesse sono state raccolte secondo regole precise e rispettose dell'ambiente, esclusivamente in Sardegna. Regole che diventano legge col decreto europeo di questi giorni. A questo punto la bottiglia scura, il profumo e il sapore intenso avevano conquistato una parte rilevante del mercato, se si parlava di mirto in Europa chiunque sorrideva e ricordava la Sardegna.

Questo ricordo, l'evocazione del profumo di una terra dolce e selvaggia divenne protagonista del primo spot pubblicitario di respiro internazionale, il tentativo pieno di determinazione di attaccare il “cugino” limoncello, il liquore mediterraneo per eccellenza in tutta Europa. L'offensiva da parte dei pubblicitari faceva leva su acquisite simbologie, il sud caldo e profumato, evoca passioni forti e violente. Una bottiglia si apre su una scogliera battuta dal vento, e quella ventata sveglia di soprassalto la bellissima bionda che dorme in una lontana villa dall'architettura nordica e razionale. Il ricordo potente del profumo, e anche delle muscolose spalle del bevitore bruno sulla scogliera, impediscono il riposo alla bionda. Colonna sonora all'altezza ed ecco che lo sciroppo fa un altro importante salto in avanti. Posizione riconfermata - se mai ce ne fosse bisogno - nel 2006 dallo spot “Blowing in the wind”. La metafora del vento continua, questa volta l'aroma viaggia su un onda che lo trasporta fino a bordo piscina di una festa sulla costa più glamour della Sardegna.

È già guerra pacifica di spot, un'altra prestigiosa etichetta racconta il suo prodotto in modo più frendly, un bellissimo e antico gozzo, un gruppo di amici e un frigorifero rosso vintage. Lo sbarco sulla spiaggia, dal frigo salta fuori il mirto ed è subito festa. Una bella storia, dove la qualità del prodotto viene tutelata e la promozione traina tutte le aziende che partecipano al consorzio. Non solo, dall'umile e nobilissimo cespuglio il profumo di mirto ricorda la Sardegna anche nei gelati,una confettura, in un ottimo formaggio e perfino in prodotti di bellezza. Più che un aroma quasi una bandiera olfattiva dell'isola.

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