La Nuova Sardegna

Sassari

La città ha “portato” i Martiri a Balai

di Gavino Masia
La città ha “portato” i Martiri a Balai

I simulacri dei santi Gavino, Proto e Gianuario resteranno nel tempietto paleocristiano fino alla Pentecoste

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PORTO TORRES. «È facile immaginare una vita con un cammino che possa fare bene se siamo ben accompagnati». La metafora usata ieri sera da don Mario Tanca, durante la messa nella Basilica di San Gavino, racconta con poche parole dell’importanza spirituale dei Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario per la comunità locale e per tutta l’isola. Durante la funzione religiosa il parroco ha ribadito che la «vita di fede è un cammino dove non bisogna perdere l’orientamento», un monito ascoltato in silenzio all’interno della chiesa millenaria e poi messo in pratica dalla fiumana di gente che formava la processione per le vie cittadine. La terza settimana della liturgia di Pasqua coincide con il viaggio dei simulacri dei Protomartiri dalla Basilica verso la chiesetta di Balai, dove adiacenti e comunicanti con la cappella vi sono tre ambienti ricavati nella roccia utilizzati come sepolcri per i tre santi. Qui vengono lasciati fino alla sera di Pentecoste per permettere a migliaia di fedeli provenienti da tutta la Sardegna di poterli visitare, e con un’altra solenne processione i tre “Corpi Santi” vengono riportati nella Basilica di Monte Agellu passando per il Lungomare. L’appuntamento religioso più importante dell’anno non ha tradito le attese dei numerosi partecipanti, confermando la loro devozione per i Martiri che rappresentano da sempre la vera tradizione della città. C’era la banda musicale, i comitati di bandiera e i gruppi in costume (Etnos e Intragnas) a supporto di tutto il corteo, poi i gruppi di preghiera che seguivano i rappresentanti del clero e le autorità civili e militari. Un momento che accomuna tutti nella speranza della fede per momenti decisamente migliori di quelli vissuti attualmente in questo territorio, quella fede che Gavino, Proto e Gianuario hanno professato senza alcuna paura del persecutore Diocleziano che mandava a morire i cristiani. Una leggenda, ignorando la ‘Passio’, dice che il corpo di San Gavino fu gettato a mare e i corpi furono scoperti nel Medioevo dal giudice Comita colpito dalla lebbra: San Gavino gli apparve in sogno e gli disse che se voleva guarire doveva cercare il suo corpo e quello dei compagni sepolti a Balai vicino e portarli in un luogo migliore costruendo una chiesa: così sorse l’attuale Basilica che risale all’inizio del XII secolo. Un’altra leggenda, dice che tutti e tre i Martiri furono giustiziati e gettati in mare, e i loro corpi riaffiorarono proprio nel punto dove sorse poi la chiesetta di Balai lontano, detta anche di San Gavino decollato. Il culto per San Gavino è molto diffuso nella vicina Corsica, dove ci sono cinque paesi che portano il suo nome, e anche nella zona del Mugello in Toscana e in Campania ci sono chiese dedicate al santo patrono di Porto Torres. L’intero mese di ottobre inoltre, mese del martirio, per i sardi è Santu Aini.

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