Addio a Pino Giordo, il patriota che sognava una Sardegna libera
È morto a Porto Torres: indipendentista, anima ribelle. Nel 1997 occupò Fiume Santo
SASSARI. Più capace di molti, meno fortunato di tanti. La faccia da eterno ragazzo del quartiere Satellite di Porto Torres, dove conosceva tutti. Pino Giordo se n’è andato l’altra notte con la dignità del patriota sardo e la fierezza dell’indipendentista che crede di essere sul giusto cammino. Aveva 61 anni, ma l’età per lui non è mai stata un problema. Da ragazzo faceva cose da grande, e anche se talvolta i problemi gli hanno curvato le spalle, non ha mai abbassato la testa. Anima ribelle e cuore generoso, rivoluzionario convinto, è stato fermato da una grave malattia. Ma anche a quel male infido che si infila nella carne ha dato filo da torcere sino alla fine.
Patriota da sempre, militante nel Psd’Az prima, poi in Sardigna Natzione e in Sl, Pino è stato sempre in movimento. Effervescente, a volte incompreso anche da chi si vantava di condividere con lui il percorso politico. Non le mandava a dire le cose che pensava: il giorno dell’incontro per la Consulta rivoluzionaria, nel sud dell’isola, prese il microfono: «Non abbiamo fatto 300 chilometri così – urlò – siamo venuti perché ci crediamo. All’unione dei sardi ci pensiamo da sempre, non vogliamo prime donne che distruggono il progetto».
Partecipò al G8 di Genova, al blitz alla Maddalena contro le basi militari. Tra i protagonisti della svolta indipendentista del Partito sardo d’Azione nel congresso del 1981 a Porto Torres, fece parte del commando Amsicora che - ben prima di Greenpeace - il 19 ottobre 1997 espugnò la centrale di Fiume Santo. Manifestazione spettacolare per denunciare la disparità energetica tra la Sardegna e la penisola. E quando c’era qualche storia umana da sostenere, Pino ci metteva sempre del suo. Come nella battaglia a fianco di un emigrato che si rifugiò a Porto Torres con i due figli che la moglie francese voleva portare via.
Si considerava un indipendentista moderno «che ha superato posizioni radicali». Nell’ultimo anno aveva rallentato, segnato dalla malattia e da qualche delusione. Tradimenti che fanno male. Ma il “geometra” era sempre lì, a parlare anche di Papa Francesco: «É un guerriero – disse – cambierà la storia». Sventola la tua bandiera patriota, portala lassù. Domani alle 11, nella chiesa dello Spirito Santo di Porto Torres l’ultimo abbraccio. (g.b.)