La Nuova Sardegna

Sassari

Cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati

di Barbara Mastino
Cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati

Il Comune riconosce come italiani i bambini “stranieri” residenti in città. Ma l’attestato è simbolico

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OZIERI. Tanti sorrisi e qualche lacrimuccia nella cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana onoraria ai figli degli immigrati residenti a Ozieri svoltasi qualche giorno fa nella sala consiliare. Un conferimento simbolico, rappresentato da un attestato consegnato dal sindaco sulle note dell’Inno d’Italia, ma volto a far riflettere sull’accoglienza e l’integrazione e senza dubbio un momento importante, particolarmente sentito e partecipato, per tutti i presenti: dai bambini (originari di una ventina di Paesi, tra i quali Albania, Cina, Congo, Mali, Finlandia, Nigeria, Romania, Senegal, Tunisia) accompagnati dai loro genitori agli ospiti intervenuti. Particolarmente significativo è stato l’intervento dei bimbi della terza A della primaria del Cantaro: Michela Huang, di origini cinesi, Adele Scanu, di origini finlandesi, Paola Sini e Matteo Lombardo (di cittadinanza ozierese, come hanno detto).

Ai bimbi è stato chiesto cosa piacesse loro della Sardegna e dell’Italia (ali di pollo e pizza, la risposta più gettonata), e cosa fosse l’Uguaglianza (avere tutti gli stessi diritti, è stata la replica), dopo di che i piccoli hanno dato lettura di della poesia “Diverso” di Elio Giacone, particolarmente applaudita nel brano che recita: «L’assurda pretesa che tutto sia uguale vi rende la vita noiosa e banale, aprite le porte, aprite la mente: diverso è più allegro, è più divertente!».

«Si tratta di un conferimento simbolico, senza risvolti legali - spiega il consigliere proponente Maria Antonietta Canu - ma è stata una festa tutta per i bambini, dal risvolto anche pedagogico in quanto per la maggior parte di essi si è trattata della prima presenza in un luogo istituzionale e del loro primo contatto con le istituzioni politiche e la pubblica amministrazione.

L’idea - aggiunge - è nata dalla consapevolezza che bisogna adattarsi al presente e renderci conto che lo ius sanguinis è ormai sconfitto dallo ius soli e per questo questa cerimonia è il nostro modo per sollecitare il Parlamento a una modifica della legge sulla cittadinanza. È irragionevole che un figlio di stranieri nato in Italia possa farne richiesta solo dopo aver compiuto 18 anni, seguendo un iter burocratico lungo e complesso che non sempre si risolve positivamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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