Al via il processo contro ex sindaco e giunta di Buddusò
Abuso d’ufficio, in corte d’assise sono stati sentiti i primi cinque testi del pubblico ministero Elisa Loris La vicenda che ha portato Satta e altri 19 imputati in aula ruota intorno alla gestione della Biesse Spa
Si va dall’abuso d’ufficio nell’ambito della gestione dell’appalto per la raccolta dei rifiuti al falso ideologico per l’incarico revocato a un segretario comunale. E ancora il peculato per aver utilizzato cellulari del Comune per telefonate private. Di questo devono rispondere, a vario titolo, l’ex sindaco di Buddusò Giovanni Antonio Satta e l’ex giunta che lo affiancò negli anni di amministrazione tra il 2005 e il 2007.
Ieri mattina, nell’aula della corte d’assise di Sassari si è tenuta la prima udienza del processo che si sta celebrando davanti al tribunale collegiale presieduto da Salvatore Marinaro. In particolare sono stati sentiti i primi cinque testi citati dal pubblico ministero Elisa Loris.
La vicenda che ha portato gli ex amministratori sul banco degli imputati ruota prevalentemente intorno alla gestione della municipalizzata “Biesse Spa”. Sono in tutto 20 le contestazioni della Procura all’ex sindaco di Buddusò difeso da Sergio Milia e Maria Claudia Pinna e agli altri 19 imputati tra allora assessori e consiglieri comunali (assistiti dagli avvocati Gian Mario Sechi, Francesco Lima, Sara Migliore). Per sei capi d’accusa la giustizia è arrivata tardi: sono finiti in prescrizione prima ancora di approdare in tribunale. Era caduta anche l’ipotesi di associazione a delinquere, ossia il sospetto che gli imputati avessero costituito una rete pronta ad abusare della cosa pubblica attraverso la gestione personalistica dell’azienda posseduta dal Comune. Restano singoli episodi, quindi. Ad esempio le assunzioni di cinque parenti, tra cugine, cognate e figli, avvenute con rinnovo contratti (vietati dalla finanziaria 2008) nell’ufficio politico del Comune.
Nelle carte dell’accusa c’è traccia anche di un consigliere comunale che non si astiene dal voto per deliberare l’affidamento della raccolta rifiuti senza alcuna gara alla Biesse, che poi la darà in subappalto a un altro soggetto, la “Sarda Servizi”. Anche in questo caso, proprio per via dell’assenza di una gara pubblica, ci sarebbe stato un abuso d’ufficio da parte degli amministratori.
A carico di Satta si configurerebbe secondo l’accusa lo stesso reato anche per quanto riguarda la soppressione – attraverso l’adozione di una apposita delibera – del canone di concessione che la Biesse doveva al Comune per l’uso dei terreni comunali. Così come – sempre secondo la Procura – sindaco e giunta avrebbero effettuato un versamento pari a 300mila euro che avrebbe consentito di riparare un debito della Biesse, nonostante il parere contrario espresso dal segretario comunale. E sempre loro dovranno spiegare perché il 5 novembre 2007 «allontanarono il segretario comunale, la dottoressa Murgia, che voleva far rispettare la legge».
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