La madre di Brundu: il dolore mi lacera
In aula lo strazio della mamma di un imputato: mio figlio è onesto, altrimenti lo avrei consegnato io stessa alla giustizia
Guarda i giudici della corte d’assise negli occhi e stringe le mani al petto: «Giudice, questa storia mi ha spaccato il cuore, siamo poveri ma la nostra ricchezza è l’onestà e se mi fossi accorta che qualcosa non andava nei miei figli, li avrei consegnati io stessa alla giustizia». Sono parole forti, toccanti quelle di Maria Rita Manca, come solo possono essere quelle di una madre chiamata a testimoniare nel processo che vede suo figlio di 25 anni (Salvatore Brundu) imputato insieme ad altre due persone (Gianni Manca e Gianni Canu) del duplice omicidio del 29 aprile 2011. E mentre la mamma parla, Salvatore, da dietro le sbarre, piange a singhiozzo e ogni tanto asciuga le lacrime con un fazzoletto di carta.
In quell’agguato nelle campagne di Biderosu furono uccisi Antonio Bacciu (32 anni) e suo zio Giovanni Battista (di 69). Altri due fratelli della vittima (quella mattina erano tutti a bordo dello stesso pick up) scamparono miracolosamente all’omicidio: uno perché riuscì a scappare e l’altro perché si finse morto accanto al cadavere dello zio.
«Mio figlio non ha mai preso neppure una multa signor giudice – ha continuato a ripetere la donna – Ha cominciato a lavorare con il padre appena ha finito la scuola. Usciva di casa alle sei del mattino, è la verità signor giudice». Piange Maria Rita Manca e nega con forza che i rapporti tra la sua famiglia e i Bacciu fossero tesi: «Non abbiamo mai avuto alcun problema con nessuno a Buddusò. Se non credete a me, informatevi da altri. Quale odio? Mio figlio Salvatore ha anche lavorato con Saverio Bacciu (padre di una delle vittime ndc). Dov’era questo odio di cui hanno parlato? Siamo onesti e abbiamo sempre rispettato tutti e questi valori li abbiamo trasmessi ai nostri figli. È un brutto sogno quello che stiamo vivendo – dice a un certo punto la donna dal banco dei testimoni – La fede mi sta aiutando a superare tutto altrimenti non so...». Frasi strazianti interrotte da lacrime e da quell’appello costante: «Signor giudice, è la verità», rivolgendosi al presidente della corte Pietro Fanile.
Poi la considerazione finale, prima di alzarsi dalla sedia: «Comunque, nonostante tutto, io ho fiducia nella giustizia. Quella giusta».
È stata la testimonianza più forte dell’udienza di ieri davanti alla corte d’assise nel processo che vede tre imputati dietro le sbarre per quel delitto terribile che solo per un caso fortuito non sterminò quasi per intero la famiglia Bacciu. Padre, madre e i due figli scampati all’agguato si sono costituiti parte civile con gli avvocati Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti. Gli imputati sono invece difesi dagli avvocati Antonio Secci, Sara Luiu, Claudio Mastandrea e Speranza Benenati. Mentre l’accusa è rappresentata dal pubblico ministero Carlo Scalas.
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