La Nuova Sardegna

Sassari

Supermercati DiSardegna, scaffali vuoti e niente paga

di Andrea Massidda

La crisi della grande distribuzione colpisce i punti vendita aperti nel territorio I sindacati: «Salari arretrati mentre i fornitori non consegnano più la merce»

30 maggio 2014
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Scaffali sempre più vuoti perché i fornitori che vantano troppi crediti ormai si rifiutano di consegnare nuova merce. E dipendenti che da svariati mesi al posto della normale bustapaga ricevono soltanto acconti. Sta lentamente ma inesorabilmente precipitando la situazione dei supermercati DiSardegna Store e Punto Dis. Almeno, questo è quanto raccontano le segreterie territoriali della Filcams Cgil e della Fisaseat Cisl, pronte a chiedere ai gestori delle due Srl che i rami d’azienda presi in affitto dalla Mipev tornino alla società madre, con la quale poi si potrebbero trovare soluzioni condivise finalizzate a salvaguardare i 177 posti di lavoro dislocati nelle dieci attività commerciali di Sassari, Alghero, Santa Teresa di Gallura e La Maddalena.

Tutta colpa della crisi economica, che non soltanto tormenta le piccole botteghe, ma addirittura perseguita la grande distribuzione. Poi - sembra di capire dal tono dei rappresentanti sindacali - anche di una gestione poco occulata. Sta di fatto che le cose per i supermercati DiSardegna e Punto Dis si stanno mettendo malissimo, se è vero che i clienti arrivano e si trovano davanti a scene simili a quelle degli spacci dell’Europa dell’Est ai tempi della Guerra Fredda. «È così - spiega Sebastiano Crosa, segretario generale della Filcams Cgil -, purtroppo chi va a fare la spesa in quei punti vendita non può acquistare quasi niente perché il fornitore, che ormai lamenta enormi crediti dalle due società, da diverse settimane ha smesso di consegnare i prodotti. È chiaro che così non si può andare avanti per lungo tempo - continua Crosa -, anche perché chi volete che ci torni a fare compere in un posto dove gli scaffali sono vuoti?».

Poi c’è la questione degli stipendi arretrati. «Come se non bastasse - aggiunge il sindacalista - i lavoratori non percepiscono da mesi la normale bustapaga e sono costretti a tirare avanti grazie ad acconti che però non ti consentono di stare sereno. La verità è che la situazione non è più tollerabile e si è entrati in un tunnel nel quale non si vede proprio la luce». Secondo il segretario della Filcams Cgil sarebbe fallito anche un piano di ristrutturazione aziendale previsto tempo fa con la garanzia della Sfirs, la finanziaria della Regione. «Probabilmente - chiarisce - le banche non hanno comunque concesso crediti alle due società». Morale? Secondo le organizzazioni sindacali, arrivati a questo punto ci sarebbe ben poco da fare se non tentare di salvare il salvabile restituendo appunto alla Mipev i rami d’azienda presi in affitto. Da qui la richiesta ai rappresentanti delle varie società di un incontro da tenersi al più presto. Un’istanza che a dire il vero era già stata formulata con fermezza nel corso dell’ultima riunione fatta ad aprile.

L’unica cosa certa, sando così le cose, è che ora per i dipendenti dei dieci supermercati sta per iniziare un’estate caldissima e non certo dal punto di vista meteorologico. Sempre che non si trovi un accordo in tempi celeri per rilanciare le attività commerciali.

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