Un’attesa infinita per le terapie in camera iperbarica
L’allarme lanciato dal centro convenzionato di Platamona La Asl ha concesso solo 2500 prestazioni per il 2014-2015
SASSARI. Allarme rosso al centro di ossigenoterapia iperbarica di Platamona. La lista di attesa è infatti arrivata alla cifra record di 60 pazienti. E, nonostante le proteste e l’interrogazione presentata in Regione dal consigliere Luigi Lotto lo scorso dicembre, pochi giorni fa la Asl di Sassari ha reiterato la proposta di convenzione per il biennio 2014-2015 per sole 2.500 prestazioni.
I tagli. Una cifra ridicola se si pensa che quello di Platamona è uno dei tre convenzionati nell’isola insieme a quello della Maddalena e a quello dell’ospedale Marino di Cagliari. Che il centro che si è visto negli anni sforbiciare pesantemente il numero di terapie rimborsate dal servizio sanitario nazionale, nonostante l’aumento della richiesta. E che nel cagliaritano (che serve meno del triplo della popolazione) si è passati da 15mila a 18mila prestazioni, praticamente otto volte tanto.
Paradossi. Una situazione paradossale per una terapia che, ben lungi da essere utile solo nei casi di incidenti subacquei, si è rivelata in molti casi non solo efficace ma assolutamente necessaria per tantissime patologie. È il caso ad esempio della sordità improvvisa, o alcune malattie alle ossa (osteomieliti, osteonecrosi), o ferite che non si richiudono (ulcere di diverso tipo). E poi piede diabetico, retinopatie, infiammazioni alle gengive. Patologie che, per la particolare importanza che rivestono, sia per le possibili conseguenze invalidanti, sia per il disagio e sofferenza che comportano, sono ammesse al trattamento in centri accreditati (dotati di specifiche caratteristiche) e inseriti nella rete dell'emergenza-urgenza.
Il paziente. «Sono un paziente sottoposto a ossigenoterapia per una necrosi ossea – racconta Massimo Fresi, uno dei firmatari del disperato appello spedito nei giorni scorsi a giunta regionale, presidente della Regione e sindaco di Sassari – e mi faccio portavoce dei tanti pazienti in ossigenoterapia iperbarica e in lista d’attesa, che si rivolgono alle autorità per denunciare lo stato di insufficienza del numero di prestazioni che possono essere somministrate ai pazienti, principalmente della provincia di Sassari, ma anche di tanti provenienti da quelle di Nuoro e Olbia-Tempio. Il consigliere Luigi Lotto si sta ancora adoperando per sanare la situazione ma purtroppo la Asl di Sassari ha reiterato la assolutamente insufficiente proposta di convenzione incurante delle proteste di pazienti e sanitari che sempre più ricorrono alla terapia».
Liste infinite. La decisione della Asl determina una serie di inconvenienti, principalmente l’allungamento a dismisura della lista d’attesa e dei tempi di intervento. La conseguenze è che circa il 30 per cento dei pazienti rinunciano alla terapia e spesso non si riescono a completare i protocolli terapeutici in quanto giungono sempre nuovi pazienti con problemi urgenti, e vengono così impediti i successivi cicli terapeutici per i pazienti già in terapia. Inoltre il ritardo legato alla lista d’attesa naturalmente porta ad un aggravamento delle lesioni ad esempio ulcere cutanee croniche, un aumento dell’altezza delle amputazioni nel piede diabetico, o a un grave peggioramento delle necrosi ossee asettiche, osteomieliti e complicanze da radioterapia o alla cronicizzazione della patologia. «La conseguenza di questo stato di cose – attacca Fresi – è che a parte il disagio sociale si creano degli invalidi civili con un aggravio dei costi per la gestione di queste patologie e un aumento dell’ospedalizzazione».
Assistenza essenziale. A rendere ancora più assurda la vicenda il fatto che la Regione ha una legge, unica in Italia, che recepisce in toto le indicazioni della società italiana di medicina subacquea e iperbarica. Però pur essendo compresa tra i Lea (livelli essenziali di assistenza) i cittadini non possono usufruire pienamente di questo servizio. Attualmente al centro iperbarico di Sassari c’è una lista d’attesa di oltre 60 pazienti con patologie più o meno gravi corrispondenti a circa 3.500 terapie. Queste potranno essere eseguite, stando così le cose, solo nell’anno successivo, salvo le rinunce dei pazienti. «Le alternative sono praticamente nulle – chiude Fresi – in quanto questo “disservizio” è aggirabile solo con costosissime trasferte per lungo periodo in altri centri sardi o della penisola, un’ulteriore mortificazione per il nostro territorio».
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