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Morte in carcere, da ieri la parola ai legali della difesa

Morte in carcere, da ieri la parola ai legali della difesa

SASSARI. Nuove discussioni nel processo per la morte sospetta del detenuto Marco Erittu, trovato senza vita nella sua cella il 18 novembre del 2007. Ieri hanno la preso la parola gli avvocati Luca...

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SASSARI. Nuove discussioni nel processo per la morte sospetta del detenuto Marco Erittu, trovato senza vita nella sua cella il 18 novembre del 2007.

Ieri hanno la preso la parola gli avvocati Luca Sciaccaluga (che difende Nicolino Pinna, l’uomo che avrebbe aiutato Bigella a commettere il delitto), Giulio Fais (che assiste l’agente di polizia penitenziaria Gianfranco Faedda accusato di favoreggiamento) e i legali Gabriele Satta e Gerolamo Pala (difensori di Giuseppe Soggiu, anche lui imputato di favoreggiamento).

La difesa Pinna. L’avvocato Sciaccaluga ha tentato di smontare il castello accusatorio costruito dal pm sulla base delle dichiarazioni del reoconfesso Bigella ricordando come «contrariamente a Bigella che stava già scontando una condanna a 30 anni per l’omicidio della gioielliera di Porto Torres e che quindi eventualmente non avrebbe avuto da perdere con una nuova condanna, Pinna a breve sarebbe invece uscito dal carcere per tornare dalla sua famiglia». Secondo Sciaccaluga la posizione di Erittu descritta da Bigella «ossia sdraiato con la testa rivolta verso la finestra, quindi dando le spalle all’ingresso della cella, non è compatibile con il terrore, da sempre manifestato dalla vittima, di essere ucciso». Il pentito racconta poi di aver soffocato Erittu con un sacchetto «ma le lesioni vitali riscontrate dal perito sono compatibili solo con la striscia di coperta e quindi con il suicidio».

La difesa Faedda. Faedda e il collega Soggiu «persone stimate e benvolute da tutti» – hanno sottolineato i difensori – secondo l’accusa avrebbero manomesso la cella e inquinato le prove. «È stata stravolta una frase in dialetto logudorese – ha detto Fais – su come fu ritrovato il corpo di Erittu, intercettata durante una conversazione di Sanna, e su questa errata interpretazione è stata costruita l’ossatura del processo».

La difesa Soggiu. «Bigella è un uomo avvezzo alla menzogna, alla calunnia, alla mistificazione» ha esordito Gerolamo Pala definendo «assurda e inverosimile» la ricostruzione dell’omicidio fornita da Bigella. Tra le altre cose: «Che senso aveva che Soggiu facesse sparire dalla cella il taglierino, ossia l’unica prova che avrebbe fatto propendere per un suicidio?». L’avvocato Gabriele Satta si è invece concentrato sulle intercettazioni. Soggiu – riferendosi a Erittu – dice sempre “quello che si è ammazzato”: «Perché mai lo sfiora il dubbio che le cose siano andate diversamente». E quando mente dicendo di non essersi allontanato dal braccio promiscui quel giorno, lo fa «perché sa di non aver vigilato come avrebbe dovuto e ha il terrore di perdere il posto di lavoro». Ma a un certo punto «vuole liberarsi da quel peso, vuole dire la verità. Sa che si sta indagando per un’ipotesi diversa dal suicidio e ha paura, lui che ha commesso l’unica colpa di essersi allontanato dal braccio promiscui, di rischiare condanne pesanti come gli avevano fatto presente i carabinieri di Nuoro». Per tutti è stata chiesta l’assoluzione con formula ampia. (na.co.)

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