La Nuova Sardegna

Sassari

Al parco di Fundone per dire sì

di Pietro Simula
Al parco di Fundone per dire sì

Si potranno celebrare i matrimoni con rito civile. Espropri, il Comune di Ossi intanto accelera

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OSSI. D’ora in avanti le giovani coppie di Ossi potranno coronare il loro sogno d’amore a Fundone. Chi sceglierà il rito civile potrà farlo nel parco urbano, in uno spazio che sarà appositamente allestito non lontano dall’accesso principale, a un centinaio di metri da Su Puttu Nou, accanto al corso del rio S’Adde. Lo ha deciso la giunta comunale con una delibera che aggiunge ora ai luoghi già deputati alla celebrazione (l’Ufficio del sindaco e il Palazzo Baronale) quello di Fundone, stabilendone luogo, periodo (tra il primo maggio e il 30 settembre) e tariffa.

Intanto i lavori nel parco vanno avanti e, fa sapere il sindaco, sono a buon punto; nei giorni scorsi, a conclusione di tutto, sono stati deliberati il lavori della realizzazione di una fattoria didattica. Si è ora in attesa degli arredi e di un apposito mezzo che dovrà sistemarli nei punti prestabiliti in base alla destinazione degli spazi creati. Se tutto va bene a fine luglio saranno ultimati e si potrà procedere con l’inaugurazione ufficiale dell’opera, che ha richiesto notevoli investimenti derivanti in parte da finanziamenti europei e in parte da fondi comunali.

Intanto l’amministrazione comunale accelera sugli espropri. Nei giorni scorsi la giunta ha infatti deliberato di concludere le procedure relative all’esproprio forzoso ex articolo 42 bis, già avviato a suo tempo, dei terreni di proprietà degli eredi Derudas, con i quali è in corso un contenzioso pendente presso il Tar Sardegna. In particolare è stata approvata la perizia estimativa predisposta dall’Ufficio Tecnico Comunale per un valore delle aree quantificato in 24mila 200 euro; è stato quindi stabilito di acquisire le aree interessate al patrimonio del Comune per farne parte integrante e sostanziale; è stato dato mandato agli uffici competenti di provvedere alla liquidazione dell’indennizzo agli espropriandi entro 30 giorni, di notificare l’atto deliberativo ai proprietari, di dare atto che la notifica comporta il passaggio del diritto di proprietà all’Ente, di dare mandato di compiere tutti gli atti e le attività per pervenire all’acquisizione dei beni con la relativa trascrizione nei registri immobiliari, di trasmettere copia integrale dell’atto alla Corte dei Conti, di rendere la deliberazione immediatamente eseguibile.

L’ultimo atto di un tormentato e lungo braccio di ferro? Si vedrà. Trapela intanto che sia in piedi un altro caso da risolvere, relativo ad altri proprietari che mostrano contrarietà all’intervento espropriativo da parte del Comune.

Sul versante del duro scontro con l’opposizione, alla quale la maggioranza aveva imposto una questione pregiudiziale e sospensiva che di fatto ha provveduto a bloccare la discussione di una interpellanza e due mozione, i sette consiglieri insorgono e affidano un argomentato ricorso al Prefetto, al Ministero per la Pubblica Amministrazione, al Dipartimento per la Funzione Pubblica, al Servizio Territoriale Enti Locali. «Eccesso di potere in quanto il consiglio comunale non può deliberare su materia di competenza della Giunta e non può condizionare la linea difensiva del Comune nel merito di una causa al Tar in corso»: questa era stata l’obiezione della maggioranza nei confronti dell’opposizione.

«La questione posta dalla maggioranza non ha nessun fondamento – rispondono dall’opposizione –, anzi è contraddittoria e illogica», ribattono. «E’ indispensabile che il sindaco venga in Consiglio e chiarisca quanto sta accadendo», aggiungono.

«Non è tollerabile – concludono – che si possa soffocare l’opposizione impedendole di esercitare il controllo sull’operato dell’amministrazione in carica e che i diritti dell’opposizione li stabilisca la maggioranza».

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