Il pm chiede il processo per 3 volontari
L’ipotesi è omicidio colposo: non avrebbero praticato il massaggio cardiaco a una donna colta da malore per strada
SASSARI. Secondo la Procura della Repubblica di Sassari quel 26 luglio di tre anni fa tre volontari dell’associazione Soccorso Sardo non fecero tutto il possibile per salvare la vita a una donna che si era sentita male per strada. Nella sostanza è questa l’accusa per la quale il pubblico ministero Paolo Piras, titolare del fascicolo, ha chiesto il rinvio a giudizio. L’ipotesi di reato a carico dei tre, per il codice penale è omicidio colposo. «Perché quali volontari dell’associazione Soccorso Sardo – scrive il sostituto procuratore – prestando soccorso alla paziente e assunta la relativa posizione di garanzia, per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, non richiedendo tempestivamente alla centrale operativa del 118 l’intervento di un’ambulanza medicalizzata, non servendosi del defibrillatore, non praticando il massaggio cardiaco, cagionavano la morte asistolica della donna; con l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione». È stata anche fissata l’udienza preliminare durante la quale il giudice deciderà se rinviare o meno a giudizio gli imputati.
La storia, come già scritto, risale a luglio del 2011. La vittima camminava sul marciapiede – proprio nella via dove si trova la sede dell’associazione – e improvvisamente ha avuto un malore. Alcuni passanti si sono resi conto della situazione e hanno chiamato il 118. Qualcun altro, nel frattempo, ha chiesto l’aiuto dei volontari che sono immediatamente intervenuti per capire come stesse la signora. Il tutto mentre l’autista della Soccorso Sardo si preoccupava di portare fuori dai cancelli l’ambulanza, pronti a un trasferimento d’urgenza qualora fosse stato necessario. Nel giro di qualche minuto è arrivata anche la medicalizzata del 118 ma purtroppo la donna è morta dopo poco e il medico non ha potuto che constatarne il decesso.
I tre volontari, assistiti dagli avvocati Giuseppe Onorato, Luca Sciaccaluga e Daniele Carlo Alicicco, dovranno ora comparire davanti al gup che deciderà per un eventuale processo o per il proscioglimento. Secondo la difesa è impossibile stabilire se fosse effettivamente opportuno intervenire con defibrillatore o con massaggio cardiaco in quella situazione. Ossia: non è detto che le condizioni della donna richiedessero un soccorso di quel tipo. Un dubbio legittimo e da chiarire, ai fini dell’accertamento delle responsabilità, perché se per esempio la paziente si trovava in arresto respiratorio e non cardiocircolatorio, l’utilizzo di quegli strumenti avrebbe potuto essere anche dannoso.
Agli atti è stata inserita anche una relazione peritale di parte dalla quale sarebbe emerso che non può esserci la certezza di un nesso di causalità tra le omissioni imputate ai tre volontari e il decesso della donna. Ora la parola passa al giudice.
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