La Nuova Sardegna

Sassari

L’inesorabile declino dell’hotel di Liz Taylor

di Gianni Olandi
L’inesorabile declino dell’hotel di Liz Taylor

Il “Capo Caccia” sotto sequestro cade a pezzi dopo anni di guerra giudiziaria. Ai tempi d’oro era il simbolo del turismo d’élite nella Riviera del Corallo

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ALGHERO. Era diventato uno dei simboli del turismo d’élite della Riviera del Corallo, uno dei pochi alberghi in Sardegna a godere di una situazione ambientale e panoramica di così rara bellezza. Ora è un monumento in rovina dopo una guerra giudiziaria infinita.

Cade a pezzi l’hotel Capo Caccia, un tempo buen retiro davanti al complesso carsico dal quale ha preso il nome. Per capire la storia del lento ma inesorabile declino dell’hotel bisogna fare un salto indietro nel tempo. Il “Capo Caccia” venne edificato nel contesto della allora Parabola d’Oro che a Pischina Salida realizzò un imponente insediamento residenziale avendo alle spalle l’Eni e perfino la Cassa del Mezzogiorno dalla quale era arrivato un finanziamento importante: alcuni miliardi di lire, per realizzare in quella baia un porto turistico. Progettualità che scatenò una vera e propria guerra politica condotta dal movimento di “Sardinya i Llibertat”. Alla fine quel finanziamento venne dirottato per il porto di Alghero.

La premessa è utile per inquadrare la assoluta situazione di favore che portò alla nascita dell’hotel Capo Caccia che negli anni scorsi è finito al centro di una inchiesta giudiziaria per bancarotta fraudolenta, con arresti eccellenti e relativo sequestro dell'immobile. Da quel momento l’intero impianto è sigillato e abbandonato a se stesso per quanto riguarda la manutenzione ordinaria e quella straordinaria. E le conseguenze di questi sigilli sono oggi visibili: il complesso ricettivo sta infatti cadendo a pezzi. Infiltrazioni d’acqua nelle suite e nelle camere (i posti letto sono svariate centinaia che giungono da circa 300 stanze), la rete idrica e fognaria risente di avarie diffuse per l’abbandono, la vegetazione che si sta impadronendo degli spazi comuni e contribuisce ad aumentare il pericolo di incendi ora che è arrivata la stagione calda. I porticati presentano vistose crepe, un ponticello che collega la zone alberghiera a quella a mare e in condizioni di evidente instabilità, intonaci a terra, punti di umidità dovunque. Stesso discorso per i terrazzamenti.

Una situazione disastrosa che guarda caso coinvolge un impianto ricettivo tra i più prestigiosi della costa. Negli anni d’oro l’hotel ha ospitato eventi di portata internazionale, Vip del mondo dell’arte e del cinema. Sono stati girati anche alcuni film, tra i quali uno della serie di 007, vi hanno soggiornato anche Liz Taylor e Richard Burton che un quella zona persero una scimmietta tanto cara all’attrice. In quello scenario si svolse anche una straordinaria edizione del Premio Natura, condotto da Licia Colò, con artisti di livello internazionale.

Oltre a rappresentare una realtà ricettiva di prestigio l'hotel costituiva anche un riferimento economico per il territorio di particolare rilevanza: circa 60 mila presenze all’anno, 120/130 dipendenti a regime in piena stagione, un indotto consistente all'esterno a cominciare dalle forniture dell'agro alimentare.

Il complesso è stato anche al centro di un lunghissimo contenzioso sulla destinazione d’uso che è stata ribadita dalla Cassazione a sezioni riunite quale turistica ricettiva. Ora il “Capo Caccia”, prigioniero di un sequestro giudiziario, è in decadenza. Recentemente il nuovo sindaco Mario Bruno ha ribadito l’orientamento di procedere, prima della realizzazione di nuovi alberghi, a riqualificare la capacità ricettiva esistente. Chissà se il primo cittadino pensava anche all’impianto che sta andando in malora all’ombra di Capo Caccia .

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