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Sassari

Processo Erittu, oggi è il giorno della sentenza

SASSARI. Sono passati sette anni dalla morte del detenuto Marco Erittu. Era il 18 novembre del 2007 quando gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di San Sebastiano lo trovarono senza vita...

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SASSARI. Sono passati sette anni dalla morte del detenuto Marco Erittu. Era il 18 novembre del 2007 quando gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di San Sebastiano lo trovarono senza vita nella sua cella del braccio promiscui. Era in isolamento, in una cella liscia, perché in qualche occasione aveva manifestato la volontà di uccidersi. Ecco perché la sua morte fu da subito archiviata come suicidio. I gesti di autolesionismo messi in atto dalla vittima erano frequenti e quella striscia di coperta trovata avvolta sul suo collo e legata alla spalliera del letto quasi a voler fungere da cappio, aveva lasciato pochi dubbi agli investigatori. Ma all’improvviso, a distanza di anni, era spuntata un’altra verità. Quella di Giuseppe Bigella, un portotorrese che decide di collaborare con gli inquirenti confessando di esser stato lui a uccidere Marco Erittu perché così gli aveva ordinato Pino Vandi (anche quest’ultimo all’epoca rinchiuso a San Sebastiano). L’obiettivo, stando al racconto del reoconfesso, era quello di mettere a tacere per sempre una persona (Erittu) che era a conoscenza di informazioni importanti relative a una connivenza tra criminalità sassarese e barbaricina. E Pino Vandi sarebbe stato un personaggio chiave perché coinvolto insieme ad altri nella sparizione di Giuseppe Sechi (muratore di Ossi di cui si sono perse le tracce nel 1995) legata a sua volta al sequestro di Paoletto Ruiu, farmacista di Orune scomparso nel 1994 e mai tornato a casa. Erittu aveva manifestato l’intenzione di parlare con il procuratore della Repubblica e per questo, a detta di Bigella, doveva essere ammazzato. Il pentito chiama in correità non solo Vandi ma anche un altro detenuto, Nicolino Pinna (che lo avrebbe aiutato a simulare il suicidio), e l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna (indicato come colui che avrebbe aperto agli assassini la cella della vittima). Per tutti e tre il pubblico ministero Giovanni Porcheddu ha chiesto l’ergastolo. Nel processo sono entrati anche altri due agenti di polizia penitenziaria: Giuseppe Soggiu e Gianfranco Faedda, entrambi accusati di favoreggiamento perché secondo la Procura avrebbero contribuito a inquinare la cella di Erittu dopo il rinvenimento del cadavere. Per loro due il pm ha chiesto una condanna a quattro anni. Oggi il verdetto.

Na.Co.

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