L’operaio precario che rimette a nuovo preziosi reperti
PORTO TORRES. «Quei cannoni erano adagiati all’esterno del magazzino della Soprintendenza, le aquile al Rifugio antiaereo. Non erano in buone condizioni, ma si potevano recuperare. E le ho recuperate»...
PORTO TORRES. «Quei cannoni erano adagiati all’esterno del magazzino della Soprintendenza, le aquile al Rifugio antiaereo. Non erano in buone condizioni, ma si potevano recuperare. E le ho recuperate». A ripristinare questi preziosi reperti che parlano della storia di Porto Torres, Antonello Cosimano, lavoratore precario – ormai ex, gli è scaduto il contratto da qualche giorno – nell’area decoro urbano alla Multiservizi.
Cosimano lavora il ferro, in Toscana è stato addetto nel settore delle ristrutturazioni di vecchie navi e alla Multiservizi si occupava di lavori edili e ripristino vecchi materiali, tra gli altri anche alcune panche sistemate nei parchi cittadini. «Avevo un contratto di quattro mesi nel decoro pubblico, chiamato tramite l’ufficio di collocamento, ma ora è scaduto», spiega l’operaio, che è amante delle antichità. Proprio questo amore lo ha portato a proporsi per ristrutturare prima i cannoni, poi le aquile.
I cannoni erano in passato uno sulla torre aragonese, il più grande, l’altro su un bragantino spagnolo e vennero riutilizzati come bitte nel porto turritano. La loro eventuale riparazione sarebbe spettata a un’azienda che avrebbe dovuto sabbiarli e riverniciarli, ma qui entra in gioco Antonello, che si propone al suo superiore alla Multiservizi, Luciano Faedda per rimetterli in sesto.
Ottenuto il beneplacito della Multiservizi tramite Andrea Maltoni e Faedda e della Soprintendenza, "lu frairaggiu" si è messo all’opera. «Avevano dentro del cemento e li ho sottoposti ad alcuni trattamenti particolari, ma non ho utilizzato né vernici né sostanze chimiche particolari», spiega Cosimano. E dopo una settimana, i cannoni erano pronti per essere posati, con basi adeguate, nel giardino antistante la torre aragonese. Quindi, è stata la volta delle aquile, parte del monumento ai Caduti della prima guerra mondiale, sistemate un tempo ai lati della lapide commemorativa. «Erano verdi, mancava un pezzo di ala - dice l’operaio -. Le ho spazzolate, ho levato gli ossidi e dato una lucidatura naturale. Dovevano essere posizionate su blocchi in marmo, perciò per ora sono state appoggiate all’interno del Palazzo del Marchese e si aspetta il lavoro del marmista». E si spera che le mani d’oro di Antonello possano presto essere utili ancora per la città.
Emanuele Fancellu
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