Bonorva: «Sì, violate il patto di stabilità»
Voci unanimi alla decisione del sindaco Senes per riuscire a rimuovere gli ostacoli e pagare le imprese
BONORVA. La decisione di violare i vincoli del patto di stabilità presa del sindaco Giammario Senes, in accordo e all’unanimità con il consiglio comunale, ha innescato una serie di commenti, considerazioni e movimenti di solidarietà a vari livelli. Le insuperabili difficoltà e l‘evidente impossibilità a continuare ad amministrare correttamente la cosa pubblica sono l’anticipo di “un funerale certificato della partecipazione democratica alla politica di un’amministrazione che non può portare a termine un suo programma”, come ha osservato il consigliere Zanza, e fa parte ormai del bagaglio di chi si ritrova a guidare i Comuni sempre più inguaiati, e dei rischi per gli imprenditori, sempre più esasperati, che sono i primi a subirne le conseguenze. Si parla di un patto di stabilità da rivedere perché senza credito e liquidità le aziende chiudono e dovrà essere la Regione a dare le risposte concrete per ridare futuro e dignità all’economia locale. Sul problema è intervenuta la Confartigianato provinciale di Sassari che ha parlato di “emergenza economica e soprattutto sociale” ed ha plaudito all’azione di Gianmario Senes che ha deciso di adottare forme di ribellione, anche per ribaltare una situazione che ha del paradossale, avere soldi ma non poterli spendere perché si sfora il patto di stabilità.
Qualche mese fa la Confartigianato, con la collaborazione di un nutrito gruppo di sindaci del Logudoro Mejlogu, di alcune associazioni di categoria e il coordinamento della Provincia di Sassari aveva lanciato un appello forte alla politica regionale perché si facesse carico dei problemi delle imprese, che poi alla lunga sono i problemi delle nostre comunità e dell’intera economia locale, costrette loro malgrado a far fronte ad una pressione fiscale insopportabile e agli adempimenti burocratici ingestibili, con le tasse da pagare ed i contributi da versare, senza contare i fornitori. Con quali denari?
Certamente non con quelli garantiti dalle amministrazioni pubbliche, che non onorano i propri debiti. Confartigianato facendosi portavoce delle richieste del territorio e delle sue imprese ritiene siano maturi i tempi, continua il comunicato, affinché chi oggi detiene lo scettro del comando, senza attendere invano i tempi della politica, intervenga, in maniera decisa e decisiva sul sistema fiscale, rivedendo in primis il patto di stabilità e consentendo agli enti locali di onorare i debiti nei confronti delle imprese senza attendere, come pare, il progetto di revisione del Patto di stabilità al 2015. La ribellione del sindaco Senes è vista come un rilancio delle emergenze del territorio e delle sue imprese, quelle stesse criticità che da qualche tempo sono denunciate e che, se non si corre ai ripari, potrebbero portare a una paralisi imprenditoriale irreversibile.
Nel suo comunicato la Confartigianato ha chiesto a Pigliaru e agli assessori un incontro per fare il punto della situazione poichè non c’è più tempo da perdere, la drammaticità della situazione impone interventi immediati, e la questione dei pagamenti della pubblica amministrazione è un problema gravissimo su cui occorre intervenire al più presto a evitare che tante aziende siano costrette a chiudere. A rendere ancor più strano e paradossale l’iter operativo è anche la procedura d’infrazione della Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della normativa sui tempi di pagamento della Pubblica amministrazione, che, indiscutibilmente, non può pagare né in 30 né in 60 giorni. «Il risultato è, come ha sottolineato Giorgio Merletti (presidente nazionale di Confartigianato imprese), che, dopo un anno e mezzo dall'entrata in vigore della legge italiana di recepimento della Direttiva europea, lo Stato e tutta la Pubblica amministrazione sono in aperta violazione.
Emidio Muroni
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