La Nuova Sardegna

Sassari

Icom, nuova protesta davanti ai cancelli

di Gavino Masia
Icom, nuova protesta davanti ai cancelli

In 400 hanno solidarizzato con due operai che l’azienda aveva promesso di riassumere già dal mese di giugno

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PORTO TORRES. Due operai dell’indotto che fino a qualche mese fa lavoravano nei cantieri della chimica verde sono rimasti fuori dai cancelli della portineria mare, ieri mattina, ricevendo la solidarietà dei circa quattrocento lavoratori che prestano la loro opera all’interno del polo industriale. Tutti fuori nel piazzale e vicino al varco del porto industriale, per difendere la protesta civile di due lavoratori “ingannati” dalle promesse dei dirigenti di una grande ditta esterna. Il portotorrese Pino Chessa ed Eugenio Medas di Bonorva, rispettivamente 39 e 51 anni, lavoravano infatti fino allo scorso aprile con la Icom, un contratto a tempo determinato e la promessa di una nuova assunzione fino a dicembre 2014. «Abbiamo contattato l’azienda a Cagliari – ricordano i due operai tubisti – e ci avevano promesso che per noi sarebbe iniziato un nuovo lavoro alla costruzione di una condotta: ci hanno sempre rassicurato che, una volta firmato il progetto di esecuzione della condotta, saremo rientrati al lavoro con un contratto di tre mesi più altri tre mesi». Il contratto per la condotta firmato, sono fatte nuove assunzioni, ma ai due operai hanno riferito che l’azienda aveva scelto altre persone. Un danno oltre la beffa: uno degli operai ha dovuto rinunciare a altro impiego perché si fidava di quanto affermato dai dirigenti della Icom. «Ho rinunciato a un nuovo lavoro che mi aveva offerto un’altra azienda – lamenta Chessa –, e pur aspettando un paio di mesi con tanta pazienza sono stato ingannato». I 400 lavoratori che hanno solidarizzato restando fuori dai cancelli ritengono che questo comportamento sia la conseguenza della poca tutela da parte di istituzioni politiche e sindacati, che non riescono a far rispettare gli accordi che prevedono lavoratori del territorio all’interno del progetto Matrìca. «Chiediamo scusa ai lavoratori per quello che sta accadendo – dico i due tubisti –, stanno perdendo una giornata di lavoro, ma episodi come questo si verificano spesso fra i lavoratori dell’indotto: non vai avanti perché sei persona che sa fare il proprio lavoro, ma solo se hai i calci giusti nel sedere». Eppure una giornata persa di lavoro tra gli operai rimasti fuori dai cancelli, hanno fatto i conti, equivalgono a circa 80mila euro di risparmio per l’azienda, somma che sarebbe bastata per il contratto fino a dicembre per i due operai della Icom. Erano in tanti quelli che dicevano che in una comunità devastata dalla crisi come Porto Torres non si poteva tollerare questo modo d’agire da parte delle aziende dell’indotto, soprattutto dopo la firma dell’addendum che garantiva la continuità delle maestranze locali.

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