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Sassari

Abbandono e silenzio dopo la strage, quattro ex marescialli ripuliscono le lapidi

di Gianni Bazzoni
Abbandono e silenzio dopo la strage, quattro ex marescialli ripuliscono le lapidi

Ritorna il decoro nel sito di Pe ’de Semene, dove 19 anni fa vennero uccisi Ciriaco Carru e Walter Frau

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SASSARI. Erbacce alte a coprire le lapidi, motivazioni scritte sul marmo ormai illeggibili, bandiere ridotte a stracci irriconoscibili. Da due anni non si celebra alcuna cerimonia - la prossima è prevista per il 2015 in occasione dei vent’anni - e a Pe ’de Semene, nella piana di Chilivani, dove il 16 agosto 1995 ci fu il conflitto a fuoco nel quale persero la vita i carabinieri Ciriaco Carru e Walter Frau, fino a sabato mattina c’era una situazione di abbandono e di incuria. Così quattro marescialli in congedo e uno dei fratelli di Walter Frau, Gian Mario, hanno deciso di dire basta: si sono armati di zappe, rastrelli e decespugliatori e hanno ripulito tutta l’area attorno ai cippi che ricordano i due militari. Poi hanno sistemato la bandiera italiana, nuova e più grande, visibile dalla strada.

«Abbiamo lavorato in silenzio – racconta Gavino Cuccu, una lunga carriera nell’Arma conclusa da comandante del Nucleo operativo della compagnia di Porto Torres – ora il sito è tornato presentabile. Così chi transita da quelle parti, vedendo quei simboli al vento può fermarsi, andare a leggere le motivazioni e capire che è un luogo sacro che noi continueremo a curare con devozione, nel ricordo di due uomini coraggiosi».

Per Gavino Cuccu è stato come tornare indietro nel tempo. «Per un momento mi è sembrato di sentire le voci e il crepitio delle armi – ha raccontato commosso – come quel triste pomeriggio del 16 agosto 1995, quando nella centrale operativa della caserma di Porto Torres ho sentito via radio gli spari le urla di Ciriaco Carru che dava l’allarme».

Con Gavino Cuccu, a tagliare erbacce c’erano anche i marescialli in congedo Ignazio Pinna e Luigi Modugno (a lungo comandanti della Stazione e del Nucleo comando nella compagnia di Porto Torres) e Gianfranco Santu, anche lui ex maresciallo, ideatore della pagina Facebook «Il sacrificio del dovere».

Non c’è polemica nel gesto dei quattro sottufficiali in congedo: «Lo faremo ancora insieme a quanti si vorranno unire – hanno spiegato – . E auspichiamo che nel frattempo le autorità civili e militari possano riappropriarsi di un impegno che serve a rendere onore a quei due ragazzi trucidati barbaramente». Dal 2012 sul luogo della strage, dove ci fu il conflitto a fuoco tra i due carabinieri e una banda di criminali (nella sparatoria perse la vita anche uno dei banditi) non si tengono commemorazioni ufficiali. Così è stato deciso, ci sarà il 16 agosto 2015 per il ventennale, ma la scelta non giustifica l’abbandono di quel luogo che si porta dietro ancora tanti misteri. Il magistrato titolare dell’inchiesta Gaetano Cau, a suo tempo, aveva aperto un fascicolo “Chilivani-bis”, per fare maggiore chiarezza e capire se ci fossero altre persone coinvolte oltre a quelle rimaste uccise e a quelle arrestate e condannate. Uno morto nel conflitto, un altro suicidatosi ad un posto di blocco, quattro condannati all’ergastolo, due a 22 e 25 anni (due sono già liberi). Sono passati quasi 19 anni da quella strage e su questa storia tutta italiana restano troppe ombre. E il mistero del perché un commando abbia deciso di scatenare il finimondo e uccidere due carabinieri. Quando tutto poteva finire con un arresto per furto (quello della betoneria). Davvero è stata solo una rapina sventata?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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