Lu Bagnu, in 70 dall’Africa col sogno di una vita migliore
CASTELSARDO. Cercano una vita, non una vita più agiata, più comoda o più ricca, solo una vita. Sono i ragazzi, per la maggioranza profughi africani, ospiti della cooperativa Ecoservice nel centro di...
CASTELSARDO. Cercano una vita, non una vita più agiata, più comoda o più ricca, solo una vita. Sono i ragazzi, per la maggioranza profughi africani, ospiti della cooperativa Ecoservice nel centro di seconda accoglienza di Lu Bagnu. Ci racconta di loro Giulio Brau, presidente della società che gestisce la casa vacanze di Baia Sunaiola, dove stavano i giovani sino all’inizio della stagione estiva, quando sono stati trasferiti nei locali “Stella Maris”. La loro condizione sanitaria sta in questi giorni agitando gli animi e le discussioni dei castellanesi che comunque hanno accolto i giovani africani con uno spirito di solidarietà ed ospitalità. Nelle scuole era stata infatti promossa anche una giornata di incontro denominata “Sotto lo stesso cielo”. Nelle ultime settimane un senso di fastidio serpeggia però fra la cittadinanza dovuta forse alla mancanza di informazioni esatte. «I primi cinquanta ragazzi sono arrivati il 27 marzo, sbarcati sulle coste siciliane e trasferiti in Sardegna dai centri di prima accoglienza della penisola – chiarisce Brau – tutti con una cartella clinica, sottoscritta dal direttore sanitario del centro, che certifica che non sono portatori di malattie infettive e/o contagiose. Immediatamente è arrivato da noi il direttore del competente servizio sanitario della Asl e sono stati effettuate visite e prelievi. In quell’occasione un ragazzo sospetto portatore di Hiv è stato ricoverato in ospedale. Tutti sono risultati sani all’esame radiologico per la tubercolosi». I ragazzi ospiti del centro sono una settantina, 50 del primo gruppo, 20 del secondo. I Paesi della comunità europea sono la meta dei ragazzi dell’Africa subsahariana, tutti fra i 18 ed i 30 anni. «Quasi nessuno di loro vuole restare in Italia – sottolinea Brau – hanno parenti all’estero dove vogliono arrivare prima possibile». Per quanto riguarda il vestiario ci si è affidati alla solidarietà: «In particolare ringraziamo la Caritas di Sassari e i City Angel che ci hanno fornito abbigliamento e coperte».
Donatella Sini
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