Uomini violenti, centro di recupero
Obiettivo del nuovo servizio è riabilitare chi maltratta mogli, compagne e figli
SASSARI. Anche gli uomini possono smettere di essere violenti e prendere coscienza del male che hanno fatto alle loro mogli, compagne, ai figli. E possono cercare di riparare. Non è solo una speranza ma un obiettivo raggiungibile. Uomini che spesso hanno alle spalle violenze subite o imparate in famiglia come unico linguaggio per risolvere i conflitti. Dare loro una possibilità di riscatto è la missione del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (Cam), uno sportello pubblico nato a Sassari (Via Ugo la Malfa 25) con l’obiettivo di aiutare gli uomini che maltrattano le donne a voltare pagina e a rinascere diversi. Della riabilitazione degli uomini violenti si è parlato nei giorni scorsi durante un convegno fortemente voluto dalla presidente del Cam del Nord Sardegna Nicoletta Malesa e patrocinato dalla Asl n°1 e dal Comune di Sassari. L'idea di fondo è che, per un reale cambiamento, è necessario aiutare non solo chi subisce gli abusi, ma anche gli uomini che usano la violenza come soluzione ai problemi di relazione. «Non è semplice ottenere dati scientifici sulla recuperabilità degli uomini maltrattanti – ha riferito Alessandra Pauncz, psicologa e fondatrice a Firenze del primo centro italiano che si occupa di uomini violenti nei confronti delle donne – Nei nostri centri abbiamo visto che la difficoltà maggiore è quella di superare le prime fasi di terapia, quando il 40% dei pazienti abbandona e non torna più. Per coloro che invece continuano, osserviamo che dopo due mesi interrompono la violenza fisica nei confronti delle loro compagne, e allo stesso tempo si sviluppa una riflessione sulle motivazioni che portano alla violenza anche psicologica, economica e sessuale». La presa in carico di uomini aggressivi è sicuramente un compito arduo che impone di guardare il problema della violenza domestica da un’altra angolazione. Lo ha spiegato Fabrizio De Maria, moderatore e direttore della Psicologia ospedaliera e delle emergenze della Asl di Sassari. «Gli uomini che si rivolgono al Cam (solo alcuni spontaneamente) hanno molti comportamenti in comune – dicono gli esperti – a partire dal fatto di minimizzare o negare i comportamenti violenti, decentrando da sé la responsabilità». Alcune frasi di queste persone proiettate durante la tavola rotonda sono state eloquenti: “In fondo non credo veramente di essere una persona che possa essere definita violenta”. Ma ci sono anche uomini che si rendono conto di aver sbagliato. La soluzione potrebbe essere quella di riproporre un nuovo modello di relazione tra uomo e donna, come ha suggerito lo psicologo Antonello Sanna, favorendo un approccio educativo e preventivo per incoraggiare un cambiamento culturale e sostenendo la persona nel suo ciclo vitale e nel percorso terapeutico.
Daria Pinna
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