Lavori a Scala Erre, Comune condannato
Bando di gara illegittimo: l’impresa Daneco sarà risarcita per oltre 100mila euro. Il Consiglio dice sì
SASSARI. Una pratica su un debito fuori bilancio, una serie di segnalazioni. È filata liscia ieri la prima seduta settimale del consiglio comunale che si riunirà anche domani, con all’ordine del giorno un argomento ben più pesante che potrebbe rendere il clima diverso: e cioè le dichiarazioni programmatiche del sindaco Nicola Sanna che gli undici consiglieri del Pd dell’area Ganau, Spissu e Lai hanno minacciato di non votare. Le tensioni non sembrano ancora risolte e le diplomazie delle due anime del Partito democratico in consiglio comunale sembra non abbiano ancora trovato una soluzione che possa riportare la pace.
Il motivo del contendere è sempre la rappresentanza in giunta dell’area che fa riferimento all’ex sindaco Ganau, al segretario regionale del partito Silvio Lai e a Giacomo Spissu. Finora le proposte avanzate dal sindaco o sono state respinte o non hanno ottenuto una risposta.
Intanto ieri, assente il sindaco impegnato a Roma, è stato approvato a maggioranza un debito fuori bilancio relativo a un risarcimento di 112mila euro più rivalutazione e interessi legali a cui il Comune è stato condannato dal Consiglio di Stato in favore della Daneco Impianti spa.
La vicenda risale al luglio del 2008 quando l’amministrazione bandì una gara per l’affidamento dell’appalto per gli impianti di preselezione e biostabilizzazione a servizio del sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella discarica di Scala Erre, aggiudicandolo all’Associazione temporanea di imprese Riccoboni spa, Ladurner spa e Mario Ticca srl. La Daneco presentò ricorso al Tar che annullò il bando di gara, la determinazione dirigenziale di aggiudicazione definitiva e il contratto stipulato dal Comune e l’Ati vincitrice, condannando al risarcimento. Palazzo Ducale aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato che lo ha respinto confermando che nella gara d’appalto non erano stati applicati i principi di pubblicità e trasparenza. Basti pensare che il bando di gara non aveva previsto l’apertura in seduta pubblica delle buste contenenti le offerte.
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