E l’Isola diventa un simbolo di pace
PORTO TORRES. L’amministrazione comunale, in occasione dell’anno della pace, ha promosso il “Primo laboratorio per la pace: strumenti di educazione alla non violenza”. Il laboratorio, che si è tenuto...
PORTO TORRES. L’amministrazione comunale, in occasione dell’anno della pace, ha promosso il “Primo laboratorio per la pace: strumenti di educazione alla non violenza”. Il laboratorio, che si è tenuto nella sala Filippo Canu, ha voluto ricordare come l’isola dell’Asinara sia stata teatro di un’appendice tragica della prima guerra mondiale , nella quale vennero istituiti i campi di prigionia, campi nei quali morirono migliaia di prigionieri austroungarici (ma anche ceki e trentini, nonché i loro sorveglianti serbi), falcidiati da epiemie e penuria alimentare. «La testimonianza di questo dolore è la presenza dei resti dei prigionieri di guerra – ha detto il consigliere delegato alle Politiche dell’Asinara Gilda Usai –, provenienti da diversi paesi europei, morti di colera e di inedia a seguito della deportazione di 24 mila militari avvenuta ad opera degli italiani tra il 1915 e la prima metà del 1916 che riposano nelle fosse comuni e nell’ossario nella località di Stretti». Il direttore del museo storico della Brigata Sassari, tenente colonnello Mauro Scorzato, ha fatto una ricostruzione storica dei campi di prigionia all’Asinara, descrivendo quei momenti attraverso la comparazione della relazione del generale Ferrari (ufficiale medico incaricato di gestire il campo di prigionia sull’Asinara) con quella del diario di un prigioniero di guerra austriaco. Il laboratorio proseguirà domani nella chiesa di Cala Reale, con la sessione di meditazione a cura della psicoterapeuta Sibilla Pirastru a cui hanno aderito un centinaio di partecipanti. (g.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
