Stop ai bagni nella Marina ma il divieto è ignorato
I tecnici dell’Arpas avevano rilevato presenza di idrocarburi già due mesi fa Adesso si sono aggiunti i liquami fognari che si perdono nella sabbia
CASTELSARDO. Balneazione vietata. Tutti a bagno. Succede nella spiaggia della Marina, l’unica interna al paese dove è vietato fare il bagno, ormai da due mesi, ma dove i bagnati continuano a immergersi, nonostante i cartelli di divieto. Una proibizione, inizialmente temporanea, partita dal rinvenimento di una chiazza oleosa il 9 giugno ma diventata definitiva quando i successivi accertamenti hanno confermato la «presenza d’idrocarburi C12 (pesanti), riconducibili a gasolio». Da allora le campionature regolari e accurate, effettuate dagli specialisti del servizio di monitoraggio che esaminano la proliferazione della micro alga “osteopsis ovata” (che prolifera nel Mediterraneo a causa del riscaldamento delle acque e che potrebbe nuocere a chi soffre di problemi respiratori) non hanno ancora consentito di dare il via libera alla balneazione. Furono proprio i tecnici dell’Arpas a lanciare il primo allarme «a seguito del rinvenimento di una chiazza oleosa con evidenza olfattiva riconducibile alla presenza d’idrocarburi che tracimava dalla scogliera presso la scalinata occidentale della spiaggia». I primi risultati confermarono la presenza di idrocarburi e consigliarono di apporre il cartello di “divieto di balneazione temporaneo”. Dopo 15 giorni le analisi vennero ripetute, si spiegò meglio la natura dell’inquinamento e l’aggettivo “temporaneo” scomparve dal cartello. La questione è ora in mano alla magistratura, una denuncia contro ignoti è stata presentata alla Procura della Repubblica per individuare chi e cosa ha causato lo sversamento in mare del gasolio. Nel frattempo al problema dell’inquinamento da idrocarburi si è aggiunta, in questi giorni, l’annosa questione della condotta fognaria che, puntualmente, non regge il sovraccarico dell’alta stagione. Alla chiazza oleosa, si è sovrapposta la, ancor più maleodorante, tracimazione dei liquami fognari che si gettano impunemente a mare, anch’essi ignorando il divieto di balneazione o che, peggio, stazionano in spiaggia sul rigagnolo che sfocia sull’arenile.
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