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Sassari

I sindacati: «Non siamo capri espiatori»

di Salvatore Santoni
I sindacati: «Non siamo capri espiatori»

Romangia Servizi dopo l’annuncio di 15 licenziamenti: il Comune aumenta le imposte e scarica su di noi le responsabilità

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SORSO. «Non vogliamo essere i capri espiatori sui cui scaricare l’aumento delle tasse per i cittadini». A dirlo sono i rappresentanti dei lavoratori della Romangia Servizi, la società partecipata dal Comune di Sorso. Nei giorni scorsi, in fase di discussione del bilancio comunale di previsione 2014, l’amministrazione guidata da Giuseppe Morghen aveva spiegato che dal prossimo anno ci sarebbero stati «tagli inevitabili», che nelle ultime ore i sindacati hanno quantificato in almeno 15 licenziamenti.

Oggi i sindacalisti aziendali di Cgil, Ugl e Cisl intervengono all’unisono per rispondere a quelle che definiscono «ambiguità» dell’amministrazione. Tasi, Imu, Tares e mensa scolastica: negli ultimi giorni sono le parole più gettonate in città. Gli aumenti delle imposte e delle tariffe tengono banco fra le famiglie. Come spesso accade quando aumenta la pressione fiscale, la tendenza è di capirne le ragioni. Il sindacato e gli operai della Romangia Servizi però si sentono come bersagli verso i quali scoccare i dardi avvelenati di Tasi & company.

«Alle posizioni assunte dall’amministrazione comunale rispondiamo che le criticità della Romangia Servizi nascono nel 2007, da quando l’amministrazione e la dirigenza ci hanno abbandonati mettendo in campo scelte disastrose per il nostro futuro, o meglio non mettendo in campo soluzioni valide», spiegano Francesco Pittalis (Cgil), Antonio Sechi (Ugl) e Gianluca Sechi (Cisl). In realtà, un business plan fu prodotto. «È costato 35mila euro e non ha portato nulla», aggiunge Pittalis. Il piano era la base per la futura autosussistenza dei conti della società una volta chiusi i rubinetti dei finanziamenti regionali per gli ex Lsu. La storia recente racconta della società partecipata costretta a dipendere morbosamente dai contributi regionali, la cui progressiva diminuzione nel tempo è andata di pari passo con il crescere dell’agonia dei bilanci sociali. La Regione dal maggio 2007 ha versato nelle casse del Comune il 100% del costo degli ex Lsu per tre anni, il 75% per ulteriori due anni e oggi – esauriti i fondi della legge regionale 25/2012, così come emendata dal consigliere regionale Antonello Peru – non effettua alcun versamento. «Sappiamo bene - dicono i sindacati - che, ora come ora, la società partecipata pesa sul bilancio comunale in modo consistente. Ma è anche giusto ricordare che la Romangia introita fondi pubblici a fronte di contratti di servizio dove noi eseguiamo dei lavori e il Comune paga il corrispettivo dovuto», aggiungono le rappresentanze. In sostanza, gli operai non sono convinti del fatto che tagliare sul loro fronte consenta di aggredire la spesa in modo incisivo. «Qualcuno dovrà pur falciare l’erba nei giardini, posizionare l’arredo urbano, fare la pulizia spiagge e, più in generale, fare tutti i lavori che a oggi svolge la nostra società. Non è detto che se da domani sarà il privato a gestirli, saranno meno onerosi», concludono i sindacalisti.

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