Abbanoa, gli utenti pignoli fanno le pulci alle bollette
Nell’ultima fattura vengono applicate da gennaio le tariffe relative ad aprile Roberto Galletto: «Mio padre era finanziere, certi errori non mi sfuggono»
SASSARI. Il pignolo, l’ultra preciso, è il nemico numero uno per gli enti di riscossione. Ne sanno qualcosa Equitalia o Abbanoa, che puntualmente hanno a che fare con una serie di utenti capaci di vivisezionare documenti e bollette, fare le pulci e scovare sistematicamente l’errore. E siccome tanta meticolosità in genere non è mai fine a se stessa, questi utenti scrupolosi portano avanti il loro accanimento matematico sino alle estreme conseguenze, cioè il ricorso e il risarcimento finale. Che rappresenta il massimo godimento per il contribuente.
Roberto Galletto, con formule, numeri e documenti fiscali ha una discreta confidenza. Prima di tutto per deformazione professionale, perché nella vita si occupa di marketing. E poi per questioni di dna, dal momento che suo padre era un ufficiale della guardia di finanza. Così ogni volta che a casa sua arriva una bolletta o una tassa, il foglio viene passato rigorosamente ai raggi x. Così è accaduto per l’ultima bolletta di Abbanoa.
«Sul Foglio elettronico Excel – spiega Roberto Galletto – ho inserito le formule che permettono di calcolare in automatico gli importi dei consumi di Abbanoa. In pratica io inserisco i dati del contatore con i metri cubi d’acqua, e il software mi fornisce esattamente la cifra che dovrei pagare ad Abbanoa». Ma quando nella cassetta della posta è arrivata la fattura, i conti non sono tornati. E siccome Excel non sbaglia, allora l’errore sicuramente doveva essere stato commesso a monte. «Ho dato un’occhiata al sito Internet di Abbanoa, ho verificato le tariffe applicate, e ho scoperto cosa è accaduto: Abbanoa ha applicato le tariffe più alte, che sarebbero dovute decorrere dal 10 aprile 2014, a partire dall’1 gennaio 2014». Il signor Galletto si è presentato agli uffici di Abbanoa per segnalare l’anomalia: «L’impiegata è caduta dalle nuvole e non ha saputo darmi una giustificazione, anche perché l’errore era palese. Imbarazzata ha chiamato un suo principale. Naturalmente io ho presentato ricorso, e penso di vincerlo come gli altri tre che in passato ho già presentato». Ora, se uno dovesse considerare l’importo, forse non varrebbe la pena di perdere tempo ed energie per rivolgersi a un tribunale. «In effetti parliamo di venti euro di discrepanza tra il conteggio applicato erroneamente da Abbanoa e l’importo effettivo che io dovrei versare. Però diventa una questione di principio. Penso che la stessa fattura, oltre che a me, sia arrivata a migliaia di altri utenti, la stragrande maggioranza dei quali avrà pagato senza batter ciglio. E se si moltiplica 20 euro per migliaia di utenti allora la cifra si fa ragguardevole. Perché dobbiamo regalare altri soldi, visto che già ne paghiamo abbastanza?». (lu.so.)
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