Abbanoa, timbravano e lasciavano il lavoro: 27 dipendenti sassaresi rischiano il posto

Chiuse le indagini preliminari: strisciavano il badge e poi uscivano dall’ufficio. I lavoratori sospetti seguiti e filmati da un detective: dovranno rispondere di truffa e di peculato

SASSARI. La bomba, in verità, era stata innescata un anno e mezzo fa, ma scoppierà solo la settimana prossima. Nei corridoi di Abbanoa l’onda d’urto sarà devastante. Infatti già da lunedì dovrebbero arrivare a destinazione le lettere di notifica della chiusura delle indagini per 27 dipendenti. Le accuse vanno dalla truffa ai danni dell’azienda, sino al peculato. Nella sede di Sassari, su una settantina di lavoratori in servizio, ventisette rischiano seriamente il licenziamento in tronco, oltre che una pesante serie di strascichi giudiziari. Come accennato, tutto è cominciato un anno e mezzo fa. Era il periodo degli allacci abusivi di interi condomini, della sostituzione dei contatori, e durante il monitoraggio e il censimento delle utenze erano state riscontrate diverse anomalie. Perciò l’attenzione della dirigenza si era spostata sulla sede decentrata. C’era il reale sospetto che i 200 chilometri che separano Cagliari da Sassari, avessero trasformato quest’ultima in una sorta di oasi felice, dove molti dipendenti, approfittando dei minori controlli, facessero i propri comodi. C’era anche un clima teso, quasi di delazione, e alcuni colleghi denunciavano gli abusi del vicino di stanza.

Così alle orecchie dei vertici aziendali erano arrivate troppe segnalazioni, e il direttore generale decise di fare chiarezza. Aveva avviato un’indagine interna e aveva reclutato anche un investigatore privato. Il suo compito era quello di marcare stretto eventuali fannulloni o assenteisti, di documentare la loro routine lavorativa e di produrre dei minuziosi dossier. L’ispettore si è dato subito da fare, ma lo scenario davanti al quale si è imbattuto andava oltre ogni aspettativa. Innanzitutto le dimensioni del fenomento erano molto più estese del previsto. Non si trattava cioè del gruppetto che di tanto in tanto strisciava il badge e poi usciva dall’ufficio per fare colazione. Le cattive abitudini sembravano essere una prassi organizzata, con dipendenti che sistematicamente si coprivano l’uno con l’altro. Perciò l’investigatore è andato avanti con i pedinamenti, fotografando e filmando ogni spostamento. Ne è venuta fuori un’impietosa radiografia aziendale, che investe innanzitutto i responsabili e i graduati, per poi discendere sino al semplice impiegato, con una scala di trasgressioni via via crescente . Si parte dalla più classica delle violazioni: alle 8 in punto si timbra la presenza, dopodiché si va via dall’ufficio per svolgere le commissioni.

Poi c’è il primo salto di qualità: l’impiegato fantasma. Il badge risulta passato, ma il dipendente nella sua scrivania è latitante. La spiegazione è semplice: qualcuno ha timbrato per lui. E infine il caso più grave: il dipendente la mattina si è registrato, è a tutti gli effetti operativo, ma invece di stare nella propria stanza a sbrigare una pratica, è da tutt’altra parte a svolgere lavori che con Abbanoa non hanno niente a che vedere. Ma li fa utilizzando ditte e mezzi pagati con le bollette dei contribuenti. È a questo punto che l’investigatore privato si è fermato. Davanti a un’ipotesi di peculato la dirigenza aziendale ha preferito mettere tutto il materiale raccolto nelle mani dei carabinieri. I quali non hanno fatto altro che proseguire le indagini, collezionare altre prove e poi inviare tutti i dossier al magistrato.

Ed è proprio nelle scorse settimane che le indagini preliminari sono state chiuse, e l’avvocato Caterina Culeddu Dore, nominata d’ufficio per difendere i dipendenti Abbanoa , ha inviato le lettere a tutti i 27 indagati. Forse qualcuno ha già ricevuto la notifica, qualcun altro è in attesa. I vertici di Abbanoa, sulla vicenda, preferiscono non commentare. Anche su eventuali licenziamenti non si sbilanciano: «Non conosciamo gli atti, valuteremo la gravità delle condotte caso per caso e prenderemo i giusti provvedimenti. Certamente saremo severi nei confronti di chi doveva controllare e non lo ha fatto».

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